lunedì 1 settembre 2014

Un'altra Italia è possibile!

Arrivano in redazione critiche molto aspre, nelle quali si sostiene con veemenza che per uscire dalla crisi servono fatti concreti e poche chiacchiere.
Come non prenderne atto? E' una sacrosanta verità.
Sono anni che da queste pagine si leva un accorato appello ai potenti di turno che si avvicendano di volta in volta alla guida del Paese, per attuare politiche economiche e sociali rivolte al raggiungimento del bene comune.
Ma le risposte di chi "deve" rispondere alle aspettative di un Paese stremato da scandali, inefficienze e ruberie sono stati gli "80 euro" di Matteo Renzi, da restituire indietro con la maggiorazione degli interessi imposti da una valanga di tasse senza precedenti, il decreto "(s)Blocca Italia" e tutta quella serie di "inutili riformette" sparate a raffica che non riformano proprio un bel niente, ma che, anzi, creano più deficit pubblico per lo Stato e più povertà per i cittadini!
Nel mese di luglio sono stati persi oltre 1.000 posti di lavoro al giorno, nonostante il jobs act.
Nel mese di agosto l'Italia entra in deflazione dopo oltre 50 anni, nonostante l'ottimismo del premier!
Uscire dalla crisi non è certo facile, ma è possibile e bisogna farlo in fretta. Basta decidersi, una volta per tutte, a mettersi sulla retta via e percorrerla tutta fino in fondo, senza spot e annunci, ma con atti concreti e sostanziali, altrimenti il rischio è per davvero quello di perdersi per sempre nelle paludi di uno sterile riformismo di facciata. E la strada giusta da percorrere è quella che porta a:
  • ridurre il gap economico che si è generato con l’entrata nell’euro tra stipendi e costo della vita: l’euro così com’è ha falcidiato salari e pensioni da lavoro dipendente lasciando che i prezzi al consumo lievitassero in termini esponenziali; 
  • ricapitalizzare le piccole e medie imprese; 
  • rilanciare agricoltura, allevamento, pesca, artigianato, edilizia, arte e turismo, che sono il volano naturale dell’economia nazionale; 
  • alleggerire in modo sostanziale un carico fiscale che si è fatto insopportabile - in particolare su casa e lavoro - e che penalizza soprattutto le fasce più deboli della società; 
  • rilanciare gli investimenti pubblici: infrastrutture per la mobilità, messa in sicurezza del territorio, manutenzione e riqualificazione delle città, saldare il debito con le imprese e garantire servizi efficienti ai cittadini.
  • mettere in campo controlli più severi su tutto, deducibilità di ogni genere di spesa, incentivi e premi - e non altre inutili norme - per combattere evasione fiscale e corruzione; 
  • perorare politiche europee che portino nel nostro Paese non solo il peggio imposto dalla Troika, e quindi, oltre al rigore dei conti pubblici, soprattutto meno burocrazia e più modernità, sviluppo e innovazione, meno “unti dal signore” e più meritocrazia, meno privilegi di casta e più giustizia sociale, meno sacrifici e più liquidità per imprese e famiglie.
freeskipper si concede qualche giorno di vacanza, ma la sezione dei commenti rimane sempre aperta.
Fate sentire che ci siete! Che siete ancora vivi! 
"Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza." .
Parole di Errico Malatesta, un anarchico. Pensieri di un gruppo di uomini e donne liberi che credono ancora nella forza degli ideali e che proprio non ce la fanno a rassegnarsi alla politica del tanto peggio, tanto meglio! Ci rivediamo il 10 settembre sempre su queste pagine. Un'altra Italia è possibile! Buona Italia a tutti.

Stipendi fermi: crescita sotto zero!

Non ci vuole certo un premio Nobel o un genio dell’alta finanza per capire che se gli stipendi restano fermi, legati al palo dell’entrata in vigore dell’Euro, allorquando sono stati dimezzati nel loro potere d’acquisto, la gente poi non ha di che spendere! 
Senza benzina nel motore la macchina non cammina, resta ferma! 
E i “soliti noti” - salassati dal fisco - non hanno più le forze necessarie per scendere e mettersi a spingere la "carretta italia". 
Ma oggi, il problema non è tanto il lavoro che manca, quanto i soldi per ricompensarlo. E il fatto grave è che negli ultimi anni si è pensato (male) di risolverlo con la riduzione drastica degli stipendi. 
Risultato: crisi nera, recessione allo stato puro! 
Secondo i dati Istat le vendite al dettaglio a giugno restano ferme rispetto a maggio, registrando una crescita zero, mentre scendono del 2,6% su base annua. Quindi anche nel primo mese del pieno godimento del bonus Irpef di 80 euro, incassato a fine maggio, il commercio continua a dare segnali di sofferenza. 
Tant’è che gli italiani a busta paga risparmiano su tutto, non solo sulla salute, ma persino sul mangiare! 
Da un’analisi di Coldiretti emerge che due italiani su tre (67%) hanno tagliato la spesa in qualità e quantità, con pesanti effetti su tutta la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. E rispetto allo scorso anno emerge un crollo record delle vendite nei piccoli negozi alimentari (-5%) ma addirittura anche nella grande distribuzione alimentare (-1,4%), mentre si salvano solo i discount (+0,5%). 
Le difficoltà economiche hanno obbligato gli italiani a tagliare anche la spesa, con tre milioni di famiglie costrette a fare acquisti negli hard discount, in aumento del 48% rispetto all'inizio della crisi. A cambiare non è solo la qualità dei prodotti acquistati, ma nel primo semestre del 2014 il carrello della spesa si è ulteriormente svuotato con una flessione degli acquisti per latte e formaggi (-5%), e per l'ortofrutta (-2%), nonostante la generale riduzione dei prezzi. In calo addirittura le uova (-3%) che tradizionalmente sostituiscono la carne nei momenti di difficoltà economica. 
Un segnale di difficoltà confermato dal fatto che - sempre secondo la Coldiretti - più di otto italiani su dieci (81%) non buttano il cibo scaduto con una percentuale che è aumentata del 18% dall'inizio del 2014, secondo il rapporto 2014 di Waste watcher knowledge for Expo.
Forse è anche per questo che gli italiani si tengono i governi che gli passa il Quirinale!

venerdì 29 agosto 2014

Giovani europei in fuga verso l'Islam.

«Sono molti gli italiani che hanno scelto l'Islam e tra i nostri soldati ci sono alcuni con la cittadinanza italiana. Non mi sorprende. È un dovere di un musulmano essere coinvolto nella jihad. In Italia ho visitato i centri islamici, ho predicato. Ci sono stato in più occasioni, fino a qualche mese fa. A Bergamo, a Cremona, ma anche a Roma. Per noi siete un Paese molto importante. Noi musulmani crediamo che un giorno il mondo intero sarà uno Stato islamico. Il nostro obiettivo è fare in modo che anche il Vaticano sarà musulmano.». Parole di Bilal Bosnic, ritenuto "il reclutatore" della milizia jihadista dell’Isis.
E così dopo la 'fuga dei cervelli', il nostro Paese si appresta a subire anche quella dei combattenti per l’Islam. Un tempo gli europei si 'armavano e partivano' alla volta della Terra Santa per le Crociate in difesa del cristianesimo, per liberare dall'occupazione musulmana la terra dove nacque, predicò e fu messo in croce Gesù Cristo. Oggi i nostri giovani emigrano nei paesi musulmani rapiti da quel mondo, da quella cultura, per sposare il Corano e indossare il burka, pronti a combattere per la jihād,  ma soprattutto per dare un senso alla loro vita! 
Stiamo assistendo impotenti ad una lenta ed inesorabile islamizzazione dell’occidente orfano di quei valori e di quegli ideali per i quali un tempo valeva la pena restare, vivere e lottare in suolo patrio. 
La famiglia intesa come istituzione sta attraversando una crisi irreversibile con la criticità dei legami coniugali, la coppia che scoppia, il crollo delle natalità e la colossale emigrazione dei giovani europei alla quale si contrappone una massiccia immigrazione di uomini, donne e bambini dai paesi musulmani. 
Insomma, i nostri giovani se ne vanno e vengono sostituiti da immigrati per la maggioranza proveniente dal Sud del mondo. In buona sostanza stiamo assistendo, inermi, ad una vero e proprio “ricambio generazionale”.
I nostri giovani - in riserva di ideali, valori, cultura e lavoro, nati e pasciuti in un mondo occidentale fatto di lustrini e insegne luccicanti, che esalta l'apparire, privilegia l'avere a discapito dell'essere, un occidente svuotato dei suoi principi cristiani che dovevano fare da freno al capitalismo selvaggio e al profitto a tutti i costi - abbandonano il suolo patrio, dove tv e mass media promettono un mondo surreale, finto, diffondendo un’informazione drogata dal consumismo e filtrata dall’affarismo delle lobby, si convertono all’Islam e abbracciano il Kalašnikov! 
E’ una dura realtà con la quale l’Occidente prima o poi sarà costretto a fare i conti se non vuole soccombere all’avanzata degli Ayatollah che marciano uniti e compatti alla conquista dell'universo intero.
Ma la difesa del nostro mondo va attuata non a colpi di mitra e raid aerei, fatti passare per "missioni di pace", ma erigendo le mura della solidarietà, dell'attenzione verso i più deboli e indifesi, dell’amore cristiano, della centralità dell’uomo e della famiglia, della buona politica per il perseguimento del bene comune, quelle mura di cinta a difesa della nostra civiltà e della nostra cultura che sono state abbattute dal capitalismo. 
Ecco perché rispondere ai Kalašnikov con gli F35 è una battaglia già persa in partenza! Perché non è vero che gli occidentali “pentiti” di esserlo diventano tutti “tagliatori di teste”. La stragrande maggioranza dei nostri ragazzi fa una scelta religiosa, una scelta di vita: uomini e donne che si convertono alla religione islamica, al Corano e agli insegnamenti di Allah, perché qui da noi non riescono più a dare un senso alla loro esistenza.

Statali, stipendi d'oro a chi è "diverso" per status giuridico!

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE
Cristo si è fermato ad Eboli. La "spending review" a Montecitorio. Chi tocca gli stipendi dei dipendenti di Camera, Senato, Quirinale, insomma, di quella che viene comunemente chiamata "la casta", rischia di fare una brutta fine, ancora peggiore di chi pensa di poter toccare i fili dell’alta tensione senza restarci stecchito!
Dopo il via libera del tetto alle retribuzioni dei lavorati nella Pubblica Amministrazione (fissato a 240mila euro per i dirigenti), i Super-dipendenti-pubblici di Montecitorio hanno alzato le barricate e fatto sentire la loro voce di protesta temendo eventuali tagli agli stipendi d’oro di cui ancora godono, nonostante un tempo di vacche magre per tutti gli altri lavoratori dello Stato e non: “C’è un problema molto grosso di giurisprudenza. Sui 240 mila euro siamo disposti a trattare, ma ricordo che il tetto vale per la PA, mentre gli organi costituzionali sono invitati a risparmiare 50 milioni. E questo perché sono diversi, ad esempio per lo status giuridico dei dipendenti".
E poi ancora: "Perché nessuno scrive che c’è chi ha 500 giorni di ferie arretrate? Oppure, prendiamo il caso dei consiglieri parlamentari: hanno la capacità di un notaio o di un avvocato. Se uno studio notarile prende un milione di euro va bene, ma ci si scandalizza per la cifra ragguardevole che percepiscono i consiglieri. Signori, questa è l’istituzione più importante del Paese". 
E non finisce mica qui, continua: "Il nostro lavoro richiede una elevata professionalità. Come tutte le cose pregiate, come una Porsche, ha un costo. Nessuno si stupisce se costa di più un diamante di una pietra di scarso pregio"
E allora, "caro rag. ugo fantozzi" - sotto-impiegato al ministero dei lavori pubblici, lavoratore a bassa-professionalità e per questo sotto-stipendiato e additato, dai tuoi stessi colleghi pagati a peso d'oro, come "pietra di scarso pregio" - continua pure ad arrangiarti come meglio credi con quei miserabili 1.200 euro al mese, perchè la Porsche deve continuare la sua corsa dorata col serbatoio sempre pieno!!!
Ma se queste "pietracce di scarso pregio", un bel giorno decidessero di fermarsi, d'incrociare le braccia sulla volante o sull'ambulanza, nelle corsie degli ospedali o degli uffici comunali, dietro lo sportello delle Poste o la cattedra della Scuola, nelle aule dei tribunali o nelle carceri, nelle discariche o nei parchi pubblici, allora sulle spalle di chi camperebbero gli impiegati "dell'istituzione più importante del Paese"? Nella migliore delle ipotesi non gli resterebbe altro da fare che scendere dalla Porsche e cominciare a spingere!
Signori miei, ccà nisciuno è fesso! Nessuno è così sprovveduto dal non saper distinguere un diamante da una pietra di scarso pregio!!! Ma quel "gioiello", che qualcuno crede di essere, in maniera autoreferenziale, prendendo le distanze - distanze di parecchie migliaia di euro - dalle buste paga dei lavoratori del medesimo "Comparto-Stato", è per davvero una pietra così preziosa per il Paese, oppure è la solita patacca?

Meteo: arriva Elettra. L’estate finisce lunedì!

Il 21 settembre finisce la stagione estiva e inizia quella autunnale. O almeno così ci avevano insegnato a scuola. Ma quella che sembrava una regola, una delle poche certezze in un mondo instabile e in continua evoluzione come quello attuale, ora vacilla, stando alle previsioni meteo di questi giorni: dal primo settembre inizia l'autunno, almeno quello meteorologico secondo i meteorologi. La sorpresa a livello atmosferico ce la farà il ciclone Elettra che proprio dall'inizio del mese di settembre sconvolgerà lo scenario italiano che fino ad allora si trovava sotto il sole dell'anticiclone delle Azzorre. Fino a domenica l'alta pressione delle Azzorre proteggerà l'Italia portando il sole e temperature anche calde, poi Elettra, il ciclone dal Nord Europa si tufferà in Italia richiamando venti di Bora e portando un forte peggioramento prima al nord e successivamente al centro e al sud. Temperature in calo e violenti temporali con possibili nubifragi daranno l'inizio alla stagione autunnale. Il vortice ciclonico andrà a spasso per l'Italia per alcuni giorni interessando maggiormente il centro e il sud a suon di temporali e venti impetuosi. Una volta che Elettra si allontanerà dalla Penisola la pressione tenderà nuovamente ad aumentare a partire dal nord e successivamente anche altrove.

giovedì 28 agosto 2014

L'Italia è ferma da vent'anni. Ma quando si desta?

Pubblichiamo qui di seguito - per i nostalgici della vecchia £ira e i sostenitori dello "stavamo meglio quando stavamo peggio" - la situazione italiana intorno agli anni 90 fotografata magistralmente da un articolo di Repubblica del 17.02.1995.
"TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO. In piena bufera monetaria, travolta dal marco sui mercati internazionali e insidiata dalle incertezze politiche interne, la lira in caduta libera ha vissuto ieri una giornata di passione, toccando il minimo storico sulla valuta tedesca. All'origine della 'débacle', c'è innanzitutto il rischio che la nuova manovra finanziaria da diciottomila miliardi predisposta dal governo Dini venga bloccata in Parlamento e c'è poi l'incognita sulla data delle prossime elezioni. Agli occhi del mondo, in questo momento il nostro Paese appare più che mai instabile, inaffidabile, vulnerabile. La gravità della situazione, rappresentata dal cambio arrivato alla quota record di 1.078 lire sul marco, richiede interventi drastici e immediati. E va detto purtroppo che quella in cantiere è soltanto una manovra di pronto soccorso, una bombola d'ossigeno per tentare di rianimare un sistema finanziario sull'orlo del collasso. Tutti gli esperti, in Italia e all'estero, convengono quasi unanimemente sulla necessità di ulteriori interventi, ancora più profondi e incisivi, nell'arco dei prossimi mesi. Per individuare le responsabilità più remote, occorre risalire indietro nel tempo a un malgoverno che ha provocato il dissesto nei conti dello Stato, con una miscela esplosiva di incapacità, inefficienza, clientelismo e consociativismo, spingendo il debito pubblico fino al limite dei due milioni di miliardi. Ma le responsabilità più recenti, dopo l'inversione di tendenza che negli ultimi due anni aveva aperto la parentesi virtuosa del governo Amato prima e del governo Ciampi poi, riguardano direttamente la maggioranza di centro-destra uscita vittoriosa dalle urne del 27 marzo. La verità è che, invece di alimentare sogni e illusioni con le sue promesse demagogiche, il governo Berlusconi avrebbe dovuto mettere mano tempestivamente alla crisi, per proseguire già dieci mesi fa quell'opera di risanamento che torna ora a imporsi drammaticamente. Quello che paghiamo oggi non è che il prezzo del ritardo e dell'incertezza, con l' aggiunta degli interessi. Basta pensare al fatto che lo stesso Dini era ministro del Tesoro nel precedente Gabinetto e che il suo nome è stato indicato al Quirinale proprio dal Polo di centro-destra, per poter valutare e attribuire le colpe. Ancora più grave perciò appare adesso l'atteggiamento di Forza Italia e di Alleanza nazionale, impegnate a "remare contro" il presidente del Consiglio e il suo governo tecnico, nel tentativo di arrivare al voto in una posizione di vantaggio. L'unica logica, in realtà, sembra quella del tanto peggio tanto meglio, allo scopo di far leva sul malcontento popolare e incassare alla fine un profitto politico. Ma un calcolo del genere, laddove fosse confermato dai fatti, sarebbe però quanto mai irresponsabile e risulterebbe comunque pericoloso per tutti. Dalla rovina finanziaria del Paese, si salverebbero in pochi e non certo i più deboli. C'è da augurarsi quindi che, in un soprassalto di consapevolezza, le forze politiche e sindacali sappiano fare ciascuna la propria parte nell'interesse generale, sostenendo dentro e fuori il Parlamento la manovra d'emergenza. Anche la destra, almeno quella più autenticamente popolare, è chiamata qui a dare prova di maturità per dimostrare il proprio senso dello Stato e partecipare a pieno titolo alla vita democratica." 
Dopo circa vent'anni nulla è cambiato, a parte il fatto - gravissimo!!! - di aver scambiato un euro per due mila lire contro il cambio dell'epoca alla quota record di 1.078 lire sul marco tedesco!

Salasso Casa: Imu+Tasi fanno 3 volte la vecchia Ici.

Quello delle tasse sulla casa sembra il gioco delle tre carte, dove a perdere è sempre chi, dopo anni ed anni di sacrifici e un mutuo ancora tutto da pagare, è riuscito a coronare il sogno di una vita: acquistare una casa tutta sua!
Peccato, però, che a guastare la festa ci si metta di traverso sempre il fisco capace di trasformare in incubo il sogno di milioni di italiani! 
Infatti, secondo le stime di Confedilizia, per il 2014 i moltiplicatori catastali - se non modificati - porteranno a un gettito Imu-Tasi tra 24 e 28 miliardi di euro, a seconda delle aliquote stabilite dai comuni, pari al triplo(!!!) di quello dato dall'Ici (9miliardi). 
E’ questo l'allarme lanciato dall'associazione, la quale ha diffuso i dati relativi agli effetti che avrebbe sul gettito di Imu e Tasi una riduzione dei moltiplicatori catastali, che dal 2012 si applicano per il calcolo dell'Imu e dal 2014 anche della Tasi. 
I moltiplicatori catastali erano stati varati come provvisori dai governi Prodi e Monti e poi sono stati resi definitivi dal governo Letta. 
Confedilizia ha sottolineato il fatto che tali moltiplicatori dal 2012 - con la manovra Monti - sono aumentati del 60% per la maggior parte degli immobili rispetto a quelli validi ai fini dell'Ici (dopo l'incremento del 5% delle rendite catastali a suo tempo varato dal governo Prodi). 
Nel prospetto diffuso da Confedilizia, il minor gettito Imu-Tasi è indicato in misura minima e massima, in ragione del livello delle aliquote stabilite dai comuni.
Qualora si applicasse la riduzione massima prevista nella tabella (-20%), le entrate Imu-Tasi sarebbero almeno pari a quelle garantite dall'Imu nel 2013 (circa 20 miliardi), che erano già superiori di oltre il 120% rispetto a quelle relative all'ultimo anno di applicazione dell'Ici!

mercoledì 27 agosto 2014

Il week end di Matteo!

"Non male questo fine settimana: Giustizia, Sblocca Italia, Nomine Europee, poi Scuola e Mille Giorni. #Italia riparte#Ciao vacanze". Così, con un tweet pubblicato come spesso gli accade alle primissime ore del mattino, il premier Matteo Renzi sintetizza la fitta agenda del Governo nel Consiglio dei ministri di venerdì non dimenticando il Consiglio europeo di sabato, dove potrebbe concretizzarsi la nomina del ministro degli Esteri Federica Mogherini a 'lady Pesc', attesa più che mai per dare la stura al "rimpasto di governo". 
Un Matteo Renzi pieno di energie, pieno di entusiasmo, ma soprattutto "pieno di sè"! Un tripudio di ottimismo, di promesse, sostenuto da pochi fatti ma dal solito inesauribile tripudio di parole:
"Chiare le priorità, non accettiamo lezioni. Ogni tanto qualcuno ci viene a fare la lezione sulle priorità, che noi abbiamo ben chiare''. 
"Le priorità riguardano complessivamente l'assetto dell'Italia, la sua capacità di fare fronte agli impegni presi, soprattutto nel pieno del nostro semestre di presidenza dell'Unione. E questo è il senso dei mille giorni, che i soliti noti hanno voluto leggere come un rallentamento della nostra azione di cambiamento e invece ne costituisce l'orizzonte, la profondità e l'intensità di un mandato di legislatura''. 
"Le aspettative che gli italiani ripongono sul Governo sono tali che corrispondere a questo affidamento non è facile, ma fa tremare i polsi'', ha aggiunto il presidente del consiglio, ricordando la solita vittoria di Pirro alle Europee che "ci ha consegnato un'enorme responsabilità e il carico di un mandato, di una missione quasi, da più di 11 mln di elettori, ma che vale per tutti". 
''I giorni della Festa dell'Unità di Bologna saranno l'occasione per preparare una stagione di governo che sarà difficile e appassionante, perché stiamo cambiando l'Italia. L'opera di cambiamento andrà avanti coinvolgendo e non escludendo e correndo, ma senza lasciare nessuno indietro''.

Riforma della Scuola: Caro Prof, più sei bravo, più guadagni!

La riforma della scuola di Matteo Renzi sembra destinata a imprimere una rottura con i vecchi schemi, stabilendo una gerarchia basata, però, esclusivamente sul merito e mettendo fine alla mancanza di carriera lamentata da sempre dal corpo docenti: “Gli insegnanti italiani sono gli unici, se confrontati con quelli dei paesi dell’Ocse, che entrano nel mondo del lavoro come soldati semplici e gli unici, dopo anni di insegnamento, che arrivano alla pensione con la medesima qualifica”
Eliminare il precariato, con il superamento delle supplenze - i supplenti non saranno eliminati fisicamente, assicura il governo, ma bisognerà ragionare in termini di organico funzionale e non di organico di diritto, perchè le supplenze non fanno bene né a chi le fa né a chi le riceve - e premiare il merito degli insegnanti, sono le priorità del governo. Il "piano scuola" di Renzi è rivolto ai docenti delle elementari, medie e superiori che dal prossimo futuro potrebbero essere così suddivisi in tre categorie professionali: insegnanti ordinari, esperti e senior. 
L’obiettivo è quello di archiviare il vecchio sistema che non permette scatti significativi di carriera. Una manovra delicatissima che va a inserirsi tra il piano delle nuove immissioni per l’anno scolastico 2014/2015 (28,781 docenti), lo sblocco degli scatti di anzianità 2012 e l’obbligo di corsi costanti di aggiornamento cui saranno chiamati gli insegnanti per rispondere meglio alle evoluzioni della didattica in un’ottica internazionale. E proprio su questi punti, ma soprattutto sulla tripartizione delle qualifiche, i sindacati hanno già promesso battaglia. Ad ognuno dei nuovi profili, infatti, corrisponderebbe un diverso carico di funzioni e, di conseguenza, una differente retribuzione. Attualmente, però, il contratto di lavoro è fermo al 2006 e gli assegni mensili degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa. E di questo ancora non si parla. Un docente delle scuole primarie, fa di conto il sindacato, guadagna al mese 1.950 euro, uno delle scuole medie arriva a 2.133 euro mentre un insegnante di liceo non supera 2.216 euro al lordo delle imposte che non scendono sotto il 30%. 
Insomma, i soldi per aumenti stipendiali a "pioggia" non ci sono. Ma la manovra è destinata a riaprire il fronte "sindacati-governo". Con il sindacato che, reputando la riforma Renzi-Giannini alla stessa stregua di uno spot e sostenendo che l'unica risposta ai problemi degli insegnanti è il rinnovo del contratto, minaccia barricate. E il governo che per contro non ne vuol proprio sapere di contratti, deciso com'è ad andare avanti per la sua strada: verranno "promossi" solo gli insegnanti più bravi!
Adesso tutto sta a stabilire "Chi e Come" riuscirà ad individuare i più meritevoli in cattedra, tanto da essere  premiati con una maggiorazione di stipendio extra-contrattuale!!!

Lui va in pensione e Lei si ammala: sindrome da marito pensionato!

Si è tanto parlato delle crisi esistenziali che vivono gli uomini quando lasciano il lavoro per sopraggiunti limiti d'età e sono costretti a restare a casa "disoccupati" e "in pantofole", ma mai degli effetti collaterali del pensionamento di lui sulla salute della donna che gli vive accanto e che di colpo si vede scombussolare l'equilibrio di coppia abituata alla routine del marito che andava ogni mattino in ufficio per rincasare alla sera. Ebbene, quando il marito va in pensione la salute mentale della donna è a rischio, con mal di testa, ansia, insonnia e spesso anche depressione tra i sintomi di quella che è nota come 'sindrome del marito pensionato'. Così, dopo anni di lavoro, in cui il tempo per vedersi è circoscritto alla sera ed ai week end, ecco piombare in casa un "perfetto sconosciuto": il marito pensionato, con tutto il suo carico di richieste e abitudini difficili da metabolizzare per lei che non era abituata ad averlo in casa 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ed allora ecco che con la pensione di lui arriva per lei anche il rischio di ammalarsi. 
Secondo l'istituto di ricerca indipendente IZA - con sede all'Università di Bonn - la sindrome colpisce le mogli il cui marito va in pensione, specie in società con una divisione molto rigida dei ruoli in famiglia. Sebbene nota dal punto di vista aneddotico, la sindrome non era mai stata prima d'ora oggetto di un'indagine formale per vedere se e in che misura il pensionamento del marito pesi sul benessere della moglie: ci hanno pensato Marco Bertoni e Giorgio Brunello dell'università di Padova che, sotto l'egida dell'IZA, hanno indagato il fenomeno utilizzando dati di un'indagine che ogni anno viene condotta in Giappone. È emerso che per ogni anno di pensione in più per lui, sale di 5-7 punti percentuali il rischio della consorte di soffrire della sindrome con sintomi che vanno da stress ad ansia, da insonnia a depressione. E, contrariamente a quanto ci si aspetta, se anche lei lavora, i sintomi sono ancora più forti, perché in questo caso al "peso" del marito in casa, con tutte le sue richieste e le sue abitudini, si aggiunge la scarsità del tempo a disposizione per lei per il riposo e per far procedere il menage familiare senza troppi urti. Non è chiaro se lo stress di colui che va in pensione a sua volta influenzi la gravità della sindrome della coniuge, sostengono gli autori, ma è necessario studiare il pensionamento anche come un processo congiunto che affligge entrambi i coniugi.

martedì 26 agosto 2014

Il sindacato dimezzato.

Sta per abbattersi la scure sul dimezzamento delle prerogative sindacali nella Pubblica Amministrazione, voluto dal governo Renzi, fra cui permessi e distacchi. In parole povere, una pletora di pubblici dipendenti che continuano ad essere pagati dallo Stato, ma che non mettono più piede in ufficio da anni e non toccano una pratica da una vita in quanto sindacalisti, dal 1° settembre prossimo venturo saranno richiamati in servizio! 
Scatta così il countdown per la revoca dei distacchi sindacali: entro il 31 agosto "tutte le associazioni sindacali rappresentative dovranno comunicare alle amministrazioni la revoca dei distacchi sindacali non più spettanti."!
La riduzione di permessi e distacchi sindacali, che dovrebbe far rientrare all’ovile migliaia di “pecorelle smarrite”, "è finalizzata alla razionalizzazione ed alla riduzione della spesa pubblica". Questo quanto si legge nella Circolare ministeriale N.5/2014 di mercoledì 20 agosto a firma del Ministro della Funzione Pubblica Madia: "L'articolo 7 del decreto-legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito con modificazioni dalla legge n. 114 dell'11 agosto 2014, stabilisce che, a decorrere dal 1° settembre 2014, i contingenti complessivi dei distacchi, delle aspettative e dei permessi sindacali già attribuiti al personale delle pubbliche amministrazioni, stabiliti a seconda dei rispettivi ordinamenti di settore mediante le procedure bilaterali tipizzate (procedimenti negoziali recepiti con decreti del Presidente della Repubblica e contratti collettivi nazionali), sono ridotti del cinquanta per cento per ciascuna associazione sindacale".
Con la riduzione significativa dei distacchi e dei permessi sindacali retribuiti, Matteo Renzi continua la sua opera di rottamazione delle caste. Così, dopo aver fatto ritornare al lavoro i professionisti della politica dei consigli provinciali, e domani del Senato, provvede ora a far ritornare in servizio attivo nel pubblico impiego un paio di migliaia di sindacalisti.
Matteo Renzi, non solo ha definitivamente sotterrato la concertazione - il metodo cioè di viaggiare alla velocità del convoglio più lento in attesa che tutti salgano sul treno - ma tenta ora di sgretolare quel sistema consociativo della Pubblica Amministrazione caratterizzato nei decenni dal connubio tra consorterie partitiche, privilegi degli alti burocrati e rendite di posizioni sindacali: retaggio storico e culturale dello stato corporativo. 
E se è verto che il sindacato ha come compito istituzionale quello di rappresentare e difendere gli interessi dei propri iscritti e dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro, è altrettanto vero che "il datore di lavoro" del pubblico impiego sono alla fine tutti i cittadini che pagano le tasse.
Starebbe quindi volgendo al tramonto la stagione del consociativismo e del corporativismo per una Pubblica Amministrazione al completo servizio dei cittadini, dove le tasse vengano investite per migliorare la qualità dei servizi, l'efficacia e l’efficienza dei pubblici uffici e non per foraggiare alcune migliaia di dipendenti pubblici distaccati dal servizio effettivo e posti in permesso sindacale permanente retribuito (comprese indennità economiche varie e, in molti casi, straordinari forfetari), per svolgere attività sindacale direttamente collegata al loro comparto di riferimento.
Ciò non significa che i sindacalisti non potranno più esercitare le loro prerogative, ma semplicemente che non potranno più beneficiare di permessi e distacchi sindacali a spese della collettività. Qualora, poi, codesti istituti fossero irrinunciabili saranno direttamente i sindacati a pagarseli con i contributi versati dai propri iscritti. 
Secondo i dati forniti dal Ministro Marianna Madia, il risparmio previsto dal dimezzamento dei distacchi e dei permessi retribuiti è di circa 115 milioni di euro. Poiché ogni giorno ci sono 4000 dipendenti pubblici in permesso sindacale retribuito per un costo totale annuo di circa 230 milioni di euro, si evince che il costo annuo dei sindacalisti del pubblico impiego è di 57.500 euro!
Una bella batosta per il sindacato al quale - tolta la contrattazione, prima, negata la concertazione, poi, e, adesso, pure i distacchi e i permessi assieme all'invio del 730-precompilato - non resta che l'assistenza ai pensionati! Del resto chi semina vento raccoglie tempesta, e se oggi il sindacato si ritrova a fare da badante ai pensionati d'Italia non può che intonare il mea culpa!

Orgasmo da sballo per lei con lo spray alla marijuana!

Marijuana non solo da fumare, ma soprattutto da utilizzare per le sue potenti proprietà afrodisiache che hanno permesso di testare negli Stati Uniti, "Foria", un lubrificante vaginale che promette di rivoluzionare l’esperienza sessuale femminile attraverso le caratteristiche della celebre pianta tradizionalmente conosciuta anche come toccasana del piacere erotico. Il prodotto miracoloso a base di cannabis e olio di cocco è stato messo a punto dal collettivo ‘Aphrodite group’, una grande comunità di pazienti di cannabis terapeutica e operatori sanitari, che hanno riscontrato come le cento donne dai 21 ai 70 anni sulle quali è stato testato abbiano raggiunto orgasmi multipli, da sole o con un partner. 
Alcune hanno testimoniato maggior rilassamento ed afflusso sanguigno con una conseguente amplificazione dell’esperienza sessuale, altre una maggior facilità a raggiungere orgasmi di maggiore intensità, sino ad alcuni casi in cui, appunto, si sono registrate esperienze fuori dal comune, come orgasmi multipli e prolungati della durata di 15 minuti! 
"Foria", che si pone il duplice obiettivo di ‘garantire terapie a base di cannabis sicure e di alta qualità’ e di ‘accrescere l’accesso delle donne al piacere ed al benessere attraverso terapie naturali’, garantisce un buon odore e una protezione naturale dalle infezioni vaginali grazie al ph naturalmente basso, e a seconda della tolleranza alla cannabis e ad altri fattori (come ad esempio il tempo passato dall’ultimo pasto), può provocare uno ‘sballo’ più o meno intenso. 
Inoltre, proprio perché vegetale al 100% e privo di ogni additivo chimico, è completamente commestibile, per cui c’è la possibilità che la sua efficacia venga accresciuta in caso di sesso orale. La possibilità di acquistare "Foria" (almeno per quanto riguarda il mercato legale) è per ora riservata ai cittadini della California in possesso di una ricetta per l’accesso alla cannabis terapeutica, ma a breve il prodotto sarà disponibile anche negli stati di Colorado e Washington, dove la cannabis è legale. Tuttavia gli inventori di "Floria" sperano che possa presto essere disponibile in tutti gli stati mondiali dove è possibile l’assunzione di cannabis a scopi terapeutici. "Foria" si presenta come uno spray liquido, ed ogni falcone da 30ml, sufficiente per una trentina di utilizzi, è venduto a 88 dollari, circa 65 euro. Ancora non si sa quando "Foria" arriverà sul mercato italiano ma, crediamo che ci vorrà ancora un bel po' di tempo.

lunedì 25 agosto 2014

Non fate l'elemosina agli zingari!!!

Dopo la polemica divampata sulle parole di Angelino Alfano circa il problema dei “vu’ cumprà”, eccone un'altra sui rom: "Non fate l'elemosina agli zingari davanti la porta", perché "guadagnano 60-80 euro al giorno", ovvero "più di un operaio specializzato italiano" e in maniera "netta, esentasse". E' "l'invito della direzione" riportato su un cartello esposto davanti a un supermercato accanto via Etnea di Catania, che "ringrazia i clienti per la collaborazione"
La vicenda è riportata dal quotidiano 'La Sicilia' ed avviene nella centrale piazza Cavour, dove, secondo la direzione del supermercato, da tre anni è "stanziale" una famiglia di rom che "allontana i clienti indispettiti dall'insistenza", fa "i nostri stessi orari di lavoro", quando "va in ferie manda dei parenti a sostituirli" e "minaccia chi si avvicina per mendicare". 
Sulla cifra incassata giornalmente dagli zingari, da 60 a 80 euro, dal supermercato si dicono "certi" perché, spiegano, "a fine giornata vengono alle casse per chiedere di cambiare le monete con banconote".
"Non siamo razzisti - precisano - ma vogliamo soltanto tutelarci: anche clienti che abitano qui vicino non vengono per evitare di subire la pressante richiesta di elemosina. Alcuni prendono le buste della spesa dei clienti e li accompagnano fino alle auto. Abbiamo chiesto l'aiuto delle forze dell'ordine, dei vigili urbani, ma ci dicono che è un problema dei servizi sociali del Comune. La nostra iniziativa - concludono dalla direzione - non è razzistica, ma vuole essere uno stimolo a pensare e speriamo che chi può adesso agisca nel fare rispettare le leggi".
Catania 22.08.2014. E' stato rimosso dal supermercato di piazza Cavour a Catania il cartello che invitava i clienti a "non fare l'elemosina agli zingari davanti la porta". E' stato tolto ieri dopo che la direzione aziendale di Decò Gruppo Arena ha chiesto e ottenuto dal direttore del punto vendita di rimuoverlo. L'Associazione nazionale Rom (Anr) ne aveva chiesto la "rimozione immediata, perché inneggiante all'odio razziale contro l'etnia Rom e altamente lesivo della dignità umana". L'associazione aveva anche chiesto l'apertura di un'inchiesta all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
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ELEMOSINA: deriva da un verbo greco che significa “avere pietà, compassione”. Se è vero che esercitare la pietà rischia di attirare speculatori e approfittatori, è altrettanto vero che la carità non si può vietare, perché sul gesto solidale, anche a partire dalla semplice elemosina, si costruisce la comunità civile, si rafforza la convivenza sociale. Ma come distinguere i veri indigenti dai furbi e dai profittatori? Perché una cosa è certa: sui nostri marciapiedi, come nei treni, in metro, davanti ai supermercati, come pure sul sagrato delle chiese, non stazionano solo imbroglioni vestiti da accattoni, ma veri poveri, gente disperata che altro non tiene se non il cappello teso per chiedere una moneta. Il contrasto all’accattonaggio molesto e al racket, se non è accompagnato da una conoscenza reale del territorio, rischia di colpire anche chi è davvero nel bisogno. In un mondo dove “tutto è calcolo e misura”, ha detto recentemente papa Francesco, “l’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere”.

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