martedì 21 maggio 2013

In Italia è allarme infanzia!

L'Italia è agli ultimi posti in Europa in tante classifiche, che vanno dalle buste paga più magre del Vecchio continente alla qualità della vita più scarsa dell’eurozona! Ma vedere il Belpaese fanalino di coda per ''povertà di futuro'' di bambini e adolescenti, deprivati di opportunità, prospettive e competenze è davvero troppo! Eppure tanto emerge dal lancio della campagna “Allarme Infanzia” con la quale Save the Children ha diffuso una nuova ricerca secondo la quale il 25% degli adolescenti italiani pensa che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei propri genitori e 1 ragazzo su 4 (il 23%) pensa o spera di andare all’estero per assicurarsi un’opportunità. L’80% delle famiglie italiane dichiara di aver fatto delle rinunce a causa della crisi per il 69% si tratta delle spese per il tempo libero - cinema, discoteca, pizza con gli amici – (secondo i genitori ben l’86%), per il 68% è l’acquisto di vestiti, scarpe e accessori (75% per i genitori). Ma la crisi limita anche importanti opportunità educative e di crescita: per il 35% l’iscrizione ad attività sportive e ricreative (45% dei genitori), seguito dalla partecipazione alle gite scolastiche (22%, dato speculare anche per i genitori) e dall’acquisto di libri il 12% (23% per i genitori). E aumentano anche le disuguaglianze per l’accesso all’università: il 30% dei genitori non ce la fa a pagare la retta dei figli. Tra le famiglie in difficoltà in Italia, 6 famiglie su 10 hanno deciso di non chiedere aiuti esterni (e, quindi presumibilmente di prelevare dai risparmi, oppure di smettere di risparmiare), tra le altre, i nonni restano la prima risorsa per chiedere e ottenere un sostegno (29% dei genitori). Per il 41% di madri e padri gli aiuti economici diretti alle famiglia dovrebbero essere la più urgente misura ‘anti-crisi’ del governo. “E’ un vero e proprio ‘furto di futuro’ quello in corso ai danni dei bambini, adolescenti e giovani che vivono in Italia. La povertà, nelle sue varie forme - sociale, economica, d’istruzione, di lavoro - li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive ed opportunità. E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro dell’Italia tutta. Occorre dare l’allarme”, è il drammatico scenario che emerge dal nuovo dossier di Save the Children! Quattro le principali e più pesanti “ruberie” commesse a spese del nostro ben poco considerato “giovane capitale umano”: il taglio dei fondi per minori e famiglia – con l’Italia al 18esimo posto nell’ Europa dei 27 per spesa per l’infanzia e famiglia, pari all’1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa – dunque “furto” di cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie: quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni, pari a 950.000 circa - vive ai limiti della povertà tanto che il nostro paese è al 21esimo posto in Europa per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale; il furto d’istruzione: Italia 22esima per giovani con basso livello d’istruzione – il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5); Italia all’ultimo posto per tasso di laureati, il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000; furto di lavoro: i giovani disoccupati sono il 38, 4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i NEET (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27. E il governo italiano delle "larghe intese" cosa fa mentre il Paese affonda nella povertà e nell’indigenza? Non solo rimanda decisioni e provvedimenti di estrema urgenza, ma si perde in calcoli elettorali e studia nuovi balzelli per ripianare debiti che non hanno contratto i cittadini, ma l'intera classe dirigente di un Paese depredato in tutte le sue risorse!

Sull'Italia sventola "Bandiera Blu"!

Nel Belpaese dove tutto aumenta, dalle tasse alla disoccupazione giovanile, dal debito pubblico all'inflazione, ecco arrivare appena fresco di rilevazione un dato in crescita ma che è finalmente "positivo": quello delle spiagge italiane da "Bandiera Blu"! Per la stagione balneare 2013 sono salite a 135, dalle 131 del 2012, le località di riviera con 248 spiagge (due in più rispetto all'anno scorso) che possono fregiarsi del sigillo di qualità della Fondazione per l'educazione ambientale (Fee) Italia che ha assegnato proprio in questi giorni i riconoscimenti nel corso della XXVII cerimonia di premiazione alla presenza dei sindaci. Lidi che rappresentano circa il 10% di quelli premiati a livello internazionale. Alto il numero delle conferme (86%) rispetto al 2012 e buono anche il rendimento degli approdi turistici, che salgono a 62 (61 nel 2012) a dimostrazione che un numero significativo di porti turistici ha intrapreso scelte di sostenibilità garantendo la qualità e la quantità dei servizi erogati nella piena compatibilità ambientale a dimostrazione del fatto che il turismo sostenibile è oggi una scelta obbligata per chiunque abbia la responsabilità di amministrare il territorio e lavori per il suo sviluppo. 
Sono nove i nuovi ingressi fra Adriatico e Tirreno: Francavilla al mare (Abruzzo), Fermo e Pedaso (Marche), Campomarino (Molise), Tortolì (Sardegna), Carrara (Toscana), Framura e San Lorenzo al mare (Liguria) e Levico Terme, debutto per la località sul lago in Trentino.

Cinque le spiagge eliminate di cui tre Calabria (Marina di Gioiosa Jonica, Amendolara, Cariati), una in Abruzzo (Scanno) e una in Sicilia (Pozzallo). 
La Liguria aumenta a 20 (+2) le localita' vincitrici e guida la classifica regionale. Con 18 spiagge doc seguono le Marche che si fregiano di due nuove località, la Toscana con 17 (+1 rispetto allo scorso anno). L'Abruzzo mantiene le sue 14, la Campania conferma le sue 13, la Puglia le sue 10, l'Emilia Romagna le 8, il Lazio le 5 come nel 2012. La Sardegna aumenta di una località e sale a 7, nessuna novità per il Veneto con 6 Bandiere Blu, mentre il Molise guadagna un riconoscimento ricevendo 3 Bandiere Blu. La Sicilia scende a 4, perdendo una località mentre la Calabria scende a 3 perdendo ben 3 Bandiere. Friuli Venezia Giulia e Piemonte confermano le 2 Bandiere Blu dell'anno scorso, la Basilicata e la Lombardia, confermano un solo vessillo. 

Fondamentali alcuni indicatori presi in considerazione per poter assegnare le Bandiere Blu: solo acque 'eccellenti' (secondo regole più restrittive di quelle previste dalla normativa nazionale); regolari campionamenti delle acque effettuati nel corso della stagione estiva. Solo dopo queste due condizioni preliminari si può accedere alle successive valutazioni: efficienza della depurazione delle acque reflue e della rete fognaria allacciata almeno all'80% su tutto il territorio comunale; raccolta differenziata, corretta gestione dei rifiuti pericolosi; vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato, aree verdi; spiagge dotate di tutti i servizi e di personale addetto al salvamento, accessibilità per tutti (abbattimento delle barriere architettoniche); ampio spazio dedicato ai corsi d'educazione ambientale, rivolti in particolare alle scuole e ai giovani, ai turisti e residenti; diffusione dell'informazione su Bandiera Blu, pubblicazione dei dati sulle acque di balneazione; strutture alberghiere, servizi d'utilità pubblica sanitaria, informazioni turistiche, segnaletica aggiornata; certificazione ambientale e/o delle procedure delle attività istituzionali e delle strutture turistiche presenti sul territorio comunale; presenza d'attività di pesca ben inserita nel contesto della località marina. E allora buon mare a tutti e... un tuffo dove l'acqua è più blu, sempre più blu!!!

Sai che c'è, mi rifaccio la patonza!


Si va bene il lifting, va bene pura una bella tiratina alle odiosissime zampe di gallina” e una sana liposuzione lungo i fianchi, ma oggi a fare la differenza è la chirurgia estetica delle parti intime. Sì avete capito bene, il bisturi che interviene proprio lì, sui genitali! Senza riserve e preclusioni, indifferentemente se maschi o femmine, l’importante è essere belli anche lì! E non solo le star di Hollywood si rivolgono al chirurgo plastico, George Clooney e il suo "ball ironing" fanno moda, ma anche persone normalissime che desiderano sentirsi a proprio agio con il loro corpo o che “la vogliono” o “lo vogliono” semplicemente più belli. Secondo i dati dell' Aicpe (Associazione Italiana di chirurgia plastica estetica) questo settore non conosce crisi: solo nel 2012 gli interventi di questo tipo sono aumentati di quasi il 24% rispetto al 2011, soprattutto fra le donne maggiori acquirenti di bellezza pubica, pur restando operazioni riservate ad una nicchia assai ristretta. Gli interventi di chirurgia estetica genitale femminile possono essere di più tipi. Le donne possono mirare ad un semplice rimodellamento cosmetico dell'aspetto esteriore della vagina ( "labioplastica" per la riduzione delle piccole o grandi labbra) oppure ad interventi più strutturati come la "vaginoplastica", restringimento della vagina, o l'imenoplastica ossia la ricostruzione dell'imene. Il motivo di queste operazioni è solitamente legato al piacere fisico o ad una semplice questione di bellezza ma , spesso, ha anche ragioni più profonde che coinvolgono la sfera emotiva e psichica. A differenza di quel che si può pensare questo tipo di operazione non è molto complicata. Secondo gli esperti le modifiche vengono attuate in pochi minuti, in anestesia locale e in day hospital. L'unico accorgimento sarà quello di evitare la ginnastica e attuare una particolare attenzione all'igiene intima per favorire la cicatrizzazione e il rischio infezioni. I costi partono, indicativamente, da 4500 euro per gli interventi più semplici.

Imu: nessuno la vuole, ma quasi tutti la pagano!

Il governo Letta ha dunque decretato "la sospensione" della prima rata di giugno per la prima casa. 
Chi non paga. La rata di giugno è sospesa fino al 16 settembre per la prima abitazione, i terreni e i fabbricati agricoli, le abitazioni di edilizia sociale, ossia quelle degli istituti autonomi per le case popolari e quelle delle cooperative a proprietà indivisa. Non pagheranno, inoltre, le villette classificate dal catasto come classe A7.    Secondo recenti stime si calcola che saranno esentati dalla prima rata 17,8 milioni di proprietari. 
Chi paga. Anche se si tratta della prima abitazione, il decreto stabilisce che la rata di giugno andrà comunque versata entro il 17 del mese da chi possiede una casa di tipo signorile (classificata dal catasto A1) o da chi abita in ville (A8) o in palazzi storici e castelli (A9). I proprietari di seconde abitazioni (e terze, quarte, ecc.) entro il 16 giugno dovranno pagare la prima rata pari al 50% dell’intero importo. Il saldo, come lo scorso anno, si pagherà a dicembre, sempre che nel frattempo non arrivi, entro il 31 agosto, la riforma fiscale della proprietà immobiliare. 
Quanto pagheremo dipenderà dai comuni. Per qualcuno la rata sarà maggiorata rispetto a quanto versato lo scorso anno. Infatti poiché il decreto fa riferimento alle norme del “Salva Italia”, in quei comuni dove sono state deliberate le nuove aliquote del 2013 e le stesse siano state pubblicate entro il 16 maggio sui siti comunali il calcolo andrà fatto su queste e non sulle vecchie aliquote. Alcuni comuni hanno già aumentato le aliquote e quindi è necessario rifare il calcolo Imu.
Commercianti, artigiani e imprenditori, a giugno pagano la prima rata Imu. La prima rata è infatti dovuta oltre che da tutti i proprietari di seconde case, anche da imprenditori, commercianti e artigiani per i loro immobili a uso produttivo, classificati C1, C2, C3. Pagano anche gli opifici classificati D1. 
Per le imprese l’Imu potrebbe essere deducibile. Per il momento si tratta di una promessa, tutta da verificare. Per gli immobili a uso produttivo di imprenditori, artigiani e commercianti la riforma dovrebbe prevedere la deducibilità dalle imposte dirette, ossia Irpef e Ires, dell’Imu versata. Sembra che la priorità sarà data alle imprese, a cui verrà garantita la deduzione fiscale dell’Imu pagata sui capannoni; il governo è disposto a garantire uno sconto sull’Ires, Confindustria chiede che quanto pagato per quegli immobili possa essere usato per abbattere anche l’Irap. Non è invece chiaro se lo sconto a cui ha fatto cenno letta varrà anche per i negozi, visto che Confcommercio e Confesercenti hanno già fatto sapere che non accetteranno alcun tipo di discriminazione. 
Cantine e garage. Per le pertinenze il decreto prevede che se appartengono alla prima casa vale la sospensione. Se invece sono parte di una abitazione secondaria scatta la rata di giugno dell’Imu. Il decreto fa riferimento al decreto 201 del 2011, il “Salva Italia”, dove si specificano le norme per le pertinenze prima abitazione: se si hanno due “pertinenze” dello stesso tipo solo su una non si versa l’Imu. Questo vuol dire che se si ha una cantina e un posto auto entrambe nella prima casa non si paga nulla poiché appartengono a categorie diverse. Ma se si hanno due posti auto su uno dei due, quello di minor valore, la prima rata dell’Imu va comunque versata. 
La riforma entro settembre. Se entro il 31 agosto non sarà stata varata la nuova tassa unica comunale scatta la “clausola di salvaguardia”: chi non ha pagato a giugno verserà il 50% dell’imposta entro il 16 settembre. Sulle seconde case si pagherà direttamente la seconda rata a dicembre.
Le ipotesi allo studio. L’Imu dovrebbe cambiare nome e trasformarsi in “Tassa Ics”, Imposta casa e servizi, che ricomprenderebbe Imu, Tares, imposta di registro e addizionale comunale Irpef. Sulla parte casa verrebbero esentati i redditi Isee più modesti e le quota per rifiuti e servizi comunali sarebbe dovuta anche dagli affittuari. 
Patrimoniale immobili di lusso. Resta in piedi l'ipotesi patrimoniale dell’1,5% per chi possiede immobili di valore catastale superiore a un milione e mezzo di euro. 
Le altre riforme. La più probabile è la proroga dei bonus energia e ristrutturazioni, che scade il 30 giugno 2013. Chi realizza lavori di ristrutturazione edilizia fino al 30 giugno di quest'anno (la promozione è iniziata il 26 giugno 2012) ha diritto a usufruire dell'aumento delle detrazioni dal 36% al 50%. Il tetto massimo di spesa per il periodo in questione è raddoppiato da 48.000 a 96.000 euro. I proprietari di casa che hanno realizzato lavori di ristrutturazione dovranno fare particolare attenzione alla compilazione del modello 730. Per quanto riguarda gli interventi di risparmio energetico, a dicembre 2012 è scaduto il bonus del 55%, mentre fino al 30 giugno è possibile detrarre il 50%.

lunedì 20 maggio 2013

La strada “lacrime e sangue” non è quella giusta!

Troppe tasse. Troppi balzelli. Scarsissimi i servizi che stato, regioni, province e comuni riescono a rendere in cambio ai cittadini stremati dal fisco. Tra il possibile aumento dell’Iva del 1 luglio, la scadenza Imu di giugno al netto dell'esclusione della prima casa e quella della Tares a dicembre, è in arrivo l’ennesima batosta per le famiglie italiane! Le associazioni dei consumatori stimano la prossima “stangata” intorno agli ottocento euro a famiglia! Oltretutto, l'ipotesi di aumentare l'Iva dal 1 luglio per portarla dal 21% al 22% acuisce una situazione già di per se drammaticamente critica per il commercio al dettaglio e 26mila imprese del settore rischiano di chiudere i battenti per fine anno. Ma come se tutto ciò non fosse ancora abbastanza, come se ancora non fosse sufficiente una tassazione arrivata ai massimi storici, che va a prelevare circa il 50% dal reddito degli italiani, si continua ad insistere sulla linea ”lacrime e sangue” con la quale, peraltro, si riesce a malapena a coprire gli interessi che l’Italia deve pagare sopra un debito pubblico sempre in costante crescita! Per contro il crollo del potere di acquisto delle famiglie - ridotto dal blocco dei rinnovi contrattuali, dallo stop agli adeguamenti degli assegni pensionistici, dal fatto che le banche non prestano più denaro e dallo scellerato tasso di conversione “lira-euro” che ha determinato in Italia gli stipendi più bassi e i prezzi al consumo più elevati dell’eurozona - sta determinando un mercato in continua contrazione e recessione, con gravi ripercussioni sia sul benessere delle famiglie che sulle imprese. In uno scenario simile, aumentare l'Iva avrebbe una ricaduta impressionante e deleteria su un mercato già asfittico, facendo impennare ulteriormente prezzi e tariffe!!! E quel che è peggio è che ad aumentare non saranno solo i prodotti soggetti all'Iva al 22% - peraltro il 70% del totale - ma, attraverso costi aggiuntivi a partire da quello fondamentale dei carburanti incidendo sui costi di trasporto, verranno ritoccati i prezzi di tutti i beni trasportati su gomma, in particolar modo i beni di largo consumo, nonché le tariffe praticate da artigiani e professionisti, oltre agli arrotondamenti che si verificheranno come sempre a sfavore delle famiglie. Alla luce del possibile nuovo scatto dell'imposta sui consumi, vi sarà, pertanto, un'ulteriore riduzione del potere di acquisto, soprattutto a danno dei redditi fissi: lavoratori e pensionati. La strada “lacrime e sangue” non è quella giusta! Occorre fare una rapida inversione di marcia se non si vuole portare il Paese a sbattere dritto contro il muro del fallimento economico e finanziario. Occorre sbloccare il denaro e se le banche si rifiutano di farlo lo Stato può sostituirsi ad esse finanziando a tassi d’interesse ragionevoli imprese e famiglie e far ripartire così l’economia! Occorre creare nuovi posti di lavoro riducendo il cuneo fiscale e incentivando le aziende ad assumere a fronte di una detassazione del costo del lavoro. Occorre creare nuova occupazione giovanile collocando a riposo chi ha raggiunto i quarant’anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Occorre una sana e onesta gestione delle finanze pubbliche. Occorre, infine, ma non per ultimo, che le tasse le paghino tutti e non solo e sempre i “soliti noti”! Questo l’Europa sembra averlo intuito e i prossimi giorni saranno decisivi per l'annunciato “piano europeo anti-evasione fiscale” nel quale sarà data priorità agli sforzi per estendere lo scambio automatico di informazioni e dati fiscali a livello Ue e globale. Noi invece stiamo ancora qui a perder tempo appresso alle vicende private di un leader politico ormai sulla via del tramonto. Intanto la crisi ci mangia vivi, portandosi via i nostri ultimi risparmi!

Questa maledetta globalizzazione!

di Maria Pia Caporuscio. “L’Europa non e’ una scelta, e’ un imperativo categorico 
per 
sopravvivere nel mondo globale. Prima lo capiamo e agiamo di conseguenza e
meglio sara’ per tutti. Senza Europa, ma un’Europa vera, non si fermera’
il nostro declino”. Vorrei ricordare al signor Squinzi (autore di queste affermazioni) che il mondo è stato globalizzato non certo per il bene delle popolazioni, ma esclusivamente per quell’uno per cento che “pretende” diventarne padrone e proprio a danno della popolazione, altro che scelta! La globalizzazione è nata non certo per la redistribuzione dei beni terreni, ma per sottomettere gli esseri viventi al mercato globale gestito da questi signori. E’ nata questa maledetta “globalizzazione” per depredare ogni angolo del pianeta onde arricchirsi sempre più e non per solidarietà verso i più poveri, come intendono farci credere. Lo scopo delle banche mondiali e delle multinazionali è unicamente quello di estendere i loro artigli sull’intero pianeta. Si sono arrogati il diritto di vita e di morte sugli abitanti della Terra, quali veri e propri predatori. E per riuscire a creare questa apocalisse, si sono comprati i governanti, i media, gli economisti, ecc. Il bombardamento mediatico, la complicità dei governi, unitamente ad economisti “dotti”, che mai ammetteranno gli errori di questo infernale sistema degenerativo del capitalismo, sono riusciti a drogare la quasi totalità degli abitanti di questo pianeta. Fino a qualche anno fa la popolazione veniva decimata da sanguinose guerre per la soddisfazione di qualche lurido assassino mentre oggi, con un metodo più raffinato e meno costoso per questi moderni dittatori, si provvede allo sterminio affamandola la popolazione. Si inventano crisi per giustificare agli occhi della gente questa loro “esigenza” per evitare rivolte. Questi cannibali sono riusciti a trovare il modo di sottomettere intere nazioni alla loro volontà col preciso intendo di decimarne gli abitanti senza far uso delle armi. Mentre i governanti, mai all’altezza dei propri compiti, assecondano per ignoranza o meglio per disonestà, il compiersi del più grave crimine contro l’umanità, un crimine di tali dimensioni come mai realizzato nella storia degli uomini. Non ci vuole la mente di un genio per capire quanto sta succedendo, basterebbe vedere le condizioni di vita dei popoli prima di questa “globalizzazione” e paragonarle alle attuali, per rendersi conto che quello che ci vogliono far credere altro non è che un colossale crimine contro l’umanità, altro che un beneficio. Alla pari delle cavallette si sono insediati nei governi dei paesi per svuotarli dei contenuti democratici, che questi paesi si erano dati: privatizzare le banche e gli enti statali, far fallire le grosse industrie nazionali affinché fallissero nel contempo piccole e medie imprese, precarizzare i lavoratori e creare una massa di disoccupati pronti a lavorare per pochi spiccioli e senza diritti. Privare gli Stati della sovranità politica ed economica, affidando alle banche mondiali la possibilità di creare il denaro, denaro prestato con interessi da usura, da indebolire i paesi al punto che mai riusciranno a saldarli quei debiti, nonostante queste nazioni strangolino la popolazione per far fronte al pagamento degli interessi. Affidare ai banchieri la facoltà di creare denaro dal nulla e al di fuori di ogni e qualsiasi regola, è stato come pretendere di spegnere il fuoco buttandovi sopra la benzina. Con questa “globalizzazione” quell’uno per cento di straricchi si arricchiranno sempre più in virtù della povertà del novantanove per cento degli altri uomini. Questa che offensivamente definiscono “economia” è una vera e propria follia, il pensiero unico di pazzi scatenati. Una economia demenziale di un modello di liberismo assassino, di un capitalismo degenerato, che neppure un vero pazzo riuscirebbe a concepire, mentre noi “sani di mente” lo subiamo senza renderci conto di comportarci come veri deficienti!

Enrico Letta ovvero tre scimmiette.

di Bianca Maria Catanese. Enrico Letta non vuole vedere; Enrico Letta non vuole sentire; Enrico Letta non può parlare ... perchè se lo facesse... Enrico Letta, oltre ad essere un po' miope è forse anche un po' sordo, ma solo un po'! Infatti, come crede Enrico Letta di potere mantenere nelle sue mani il "governo dell'inciucio", quando i rappresentanti dei suoi alleati minacciano di farlo cadere ad ogni pie' sospinto? Perchè Enrico Letta non sale al Quirinale per denunciare al PdR (che ha imposto quest'alleato), l'impossibilità a governare con degli "alleati" che minacciano di far cadere questo governo anche quando lui si allontana per fare pipì. E' assolutamente intollerabile che in un solo giorno, mentre Enrico Letta è all'estero, al governo giungano ben tre minacce di farlo cadere, non una minaccia, ma tre! “Se Berlusconi viene interdetto cade il governo”. “Se Berlusconi sarà dichiarato ineleggibile cade il governo”. “Se non si riforma l’Imu entro agosto cade il governo”. In un giorno solo, il Pdl lancia tre minacce alle larghe intese. E’ un tormentone, un mantra che risuona in continuazione nelle orecchie del premier Enrico Letta, sostenuto dalla coalizione degli opposti. Nell’ordine gli avvertimenti sono arrivati da Piero Longo, "avvocato-parlamentare" di Silvio Berlusconi, a proposito di interdizione. Dal senatore Altero Matteoli sull’ineleggibilità. Da Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, sull’imposta che colpisce gli immobili. ("il fatto quotidiano").  Le prime due riguardano il cav. (mi pare logico che ai rappresentanti del PdL il popò gli tremi. Senza il cav. rischiano di scomparire, come già dimostrato nel periodo pre-elettorale). La terza riguarda ancora una volta l'Imu. Quell'Imu che messer Brunetta vorrebbe tolta e con la pretesa che venga restituita quella già pagata. Messer Brunetta? ancora una volta debbo prendere in prestito le parole dell'ex premier/tecnico Monti e me ne dolgo: "considerata l'alta statura del cattedratico" non si può non tremare alle sue minacce. L'Imu tolta e la restituzione di quella già pagata gioverebbe solo a lui, ai suoi pari e superiori di grado in quanto a reddito. Ma Brunetta, dalla sua "alta statura di cattedratico", si permette di minacciare la caduta del governo se entro agosto, ne stabilisce anche i termini, non si provvederà nel senso da lui voluto! Ed Enrico Letta vuole continuare a governare con le pistole puntate alla testa? Del senno di poi, diceva mio padre... Ora cominciamo a rimpiangere il flemmatico Bersani che aveva detto e mantenuto la parola, fino ad arrivare alle dimissioni, quando diceva "Con il PdL, mai! Ti conosco mascherina!".

venerdì 17 maggio 2013

Libero Web in Libero Stato, o meglio cucirsi la bocca?

Siamo davvero certi che esprimere il proprio pensiero in assoluta libertà è ancora possibile in questo Paese? Questa è la domanda che tanti cittadini italiani si pongono dubbiosi e intimoriti dopo le ultime vicende che hanno riguardato la presidente della Camera Laura Boldrini e il blog di Beppe Grillo portando a denunce, perquisizioni, indagini che hanno messo nel mirino blog, social network e l'intera rete. Il caso in questione è quello della diffamazione a mezzo internet. 
Ad accendere il dibattito in rete è stata la Presidente della Camera che giorni fa denunciava di essere stata vittima sul web di numerose ingiurie e minacce, spesso di carattere sessista: la Procura di Roma ha aperto un fascicolo.
Poi si è aggiunto anche "il caso" di Beppe Grillo: la Procura di Nocera Inferiore ha, infatti, aperto un’inchiesta sulla pubblicazione di alcuni commenti fortemente critici nei confronti del Presidente della Repubblica proprio sul blog del leader del Movimento5Stelle. Grillo è intervenuto nel merito con un post che per la prima volta nella storia del suo blog ha chiuso la sezione dedicata ai ‘commenti’ dei lettori “per evitare denunce a chicchessia”, e lanciando un’allarme: “Chi può essere al sicuro di un'eventuale denuncia per una critica al Presidente della Repubblica? Allora, per difendersi, l'unico mezzo è non scrivere più nulla”, e pone un dubbio: “magari, questa, diventerà la regola per tutta la Rete in Italia!”.
E infine il Pdl, che è tornato all’attacco con un progetto di legge definito in passato “ammazza-blog” ripresentando in Commissione Giustizia il lodo “Alfano-Bongiorno” sulle intercettazioni. Nel testo un comma è dedicato anche all’obbligo di rettifica esteso ai blog e ai siti internet: in caso di inadempienza entro 48 ore si rischia una multa fino a 12.000 euro. La proposta di legge era stata definita “ammazza-blog” in quanto spesso i blogger non hanno una gestione professionale del loro spazio online, e con le nuove norme sarebbero facilmente esposti al rischio di contrarre una multa.
Ora partendo dall’assunto che ciò che non è lecito nella vita di tutti i giorni non lo è neanche 'on line', il problema resta la libertà di stampa e di pensiero che fino a quando riguarda gente di un “certo calibro”, gente che ha “le spalle coperte” e che si può permettere di dire tutto quello che vuole, poco male! Anzi le querele in certi casi fanno pure curricula e tanta pubblicità. Ma quando tocca ad un povero cristo - che non ha i mezzi economici sufficienti per difendersi in tribunale da una 'presunta diffamazione' - cosa deve fare? CUCIRSI LA BOCCA? Non potendo sostenere certi costi, allora diventa estremamente difficile "resistere" in un Paese dove dire liberamente ciò che si pensa ha un 'prezzo' troppo alto che solo taluni possono permettersi!!! Sarebbe troppo umiliante essere indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, o magari di ricorrere all’auto-censura, anche solo per "non avere problemi". In tali condizioni, in questo clima surreale di paura e di terrore, mettere mano alla tastiera per pubblicare un articolo diventa oltremodo difficile. Pur vivendo in un Paese che si dice libero e democratico, pur facendo informazione in una Repubblica dove “la libertà” - nella fattispecie quella di pensiero, di parola e di stampa - è la bandiera del nostro ordinamento costituzionale, oggi prendiamo tristemente atto che c’è ancora molto da lavorare in questa direzione! Oggi con la morte nel cuore dobbiamo dire che il rischio è quello di ammainare il vessillo della libertà di opinione e di andare a riporlo nel cassetto dei sogni e delle speranze di migliaia di cittadini e di migliaia di utenti della Rete che avevano trovato nel web uno spazio libero dove poter esercitare il diritto alla libertà di parola, di stampa e d’informazione.
In questi anni, la redazione di freeskipper non ha mai negato a nessuno il "diritto di replica" ed è stata sempre disponibile a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia. Tutto ciò senza mai contravvenire alle prerogative di neutralità e indipendenza che hanno da sempre contraddistinto la nostra linea editoriale. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una mediazione, interi post sono stati rimossi. Detto ciò il team di freeskipper augura a tutti gli amici, i lettori, gli articolisti ed i sostenitori di freeskipper una buona, sana, civile, onesta e soprattutto costruttiva libertà di opinione. Comunque, sempre e ovunque.
Grazie a voi tuttiLa Redazione

Berlusconi: un bubbone che copre i veri guai del Paese!

di Angelo D'Amore. Ancora una volta, l'ennesima, il Paese si ferma in una sorta di ipnosi autoindotta, a guardare da spettatore alle vicende giudiziarie di Berlusconi. In una situazione di crisi economica endemica, di stallo programmatico, di ricerca disperata di soluzioni per poter tamponare un'emorragia occupazionale ahimè cronica, che flagella in modo cinico e spietato milioni di cittadini, i media non sanno fare altro che propinare a mo' di soap opera, le pietose vicende del Cavaliere, un bubbone endemico che copre i veri guai del Paese. Ne abbiamo piene le scatole di subire questa parodia squallida che ormai ha travolto in modo uniforme il nostro vivere quotidiano. Assistiamo alla rappresentazione di un neorealismo macabro, dove il nostro ruolo è quello di spettatori inermi, per anni illusi da faraoniche promesse mai realizzate e che ora partecipano al crepuscolo di un leader che non riesce ad accettare il passare del tempo ed a metabolizzare i suoi conti in sospeso con la giustizia ma che, tuttavia, ancora tiene in ostaggio il Paese. Già si ipotizzano vari scenari politici, alchemiche strategie per poter mantenere ancora in piedi il nuovo governo appena formato, una sorta di strategico inciucio costituzionale per non far dissolvere il vecchio carrozzone della politica tradizionale. Mentre i partiti tradizionali cercano di ricompattarsi, ed i loro media di riferimento spendono ore nella sterile contrapposizione tra berlusconismo ed antiberlusconismo (superata nei fatti dagli stessi partiti contrapposti adesso alleati), c'è chi riesce ancora a riempire le piazze, intercettando quel malcontento comune di chi è davvero stufo di essere rappresentato da questi professionisti dello sfascio. Gli anni passano, i governi si alternano ma nulla cambia, cosi come non muta la struttura, la vocazione, l'humus dei partiti tradizionali. E' una questione di tempo. La loro implosione è prossima, cosi come la loro improponibilità futura. Come dei polipi dalle grosse ranfie, lasciamoli cuocere nella loro acqua, diventata ormai fetida.

Pensione a 62 anni con 35 di contributi.

Ah, se potessi andare in pensione qualche annetto prima! Pare che questa legittima aspettativa nutrita dalla stragrande maggioranza dei lavoratori italiani disposti persino ad una decurtazione dell’assegno previdenziale pur di uscire prima dal mondo del lavoro, sia allo studio del governo Letta. Ma chi in pensione "anticipata" vuole andare, pegno deve pagare! E il governo proprio su questa linea starebbe pensando di introdurre una modifica alla legge Fornero per consentire ai lavoratori di andare in pensione prima con un sistema di penalizzazioni in termini di importo della pensione erogata. In buona sostanza quindi si potrebbe andare in pensione prima ma ricevendo di meno. Questa la proposta di legge già presentata nella precedente legislatura e ora nuovamente depositata in Parlamento a firma Damiano, Baretta, Gnecchi, Lenzi, che prevede la possibilità di andare in pensione con 62 anni e 35 di contributi e una penalizzazione dell’8%. Il ministro Enrico Giovannini ha ribadito che il governo sta lavorando a questa ipotesi al fine di ripristinare un minimo di scelta sui tempi del pensionamento, in modo da liberare posti per i più giovani. Una flessibilità in uscita che potrebbe tornare utile sia ai lavoratori 'in età pensionabile', sia anche nell’eventualità il governo volesse introdurre la norma sulla cosiddetta "staffetta generazionale", sulla quale però ci sono non poche perplessità, perché molto costosa! In definitiva, l’età minima per il pensionamento anticipato è fissata a 62 anni. Inoltre servono almeno 35 anni di contributi. Chi si trova in queste condizioni può chiedere la pensione anticipata con penalizzazioni (2% per ogni anno mancante ai 66). Il massimo quindi di decurtazione è pari all’8% (vedi tabella). La proposta prevede anche incentivi per chi decide di rimanere di più (con l’ok dell’azienda): +2% per ogni anno tra i 67 e i 70 anni di età fino a un massimo dell’8%.

giovedì 16 maggio 2013

Marina Berlusconi difende papà Silvio: Basta procure ad personam!

Dopo le figlie di Enzo Tortora a difesa del padre per il tentativo del Cavaliere di paragonare la sua storia giudiziaria con quella del conduttore accusato ingiustamente, adesso è un’altra figlia illustre a prendere le difese di papà, Marina Berlusconi che tuona così in un’intervista a Panorama: “Il processo Ruby? Quello non è un processo, è una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l'accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l'ombra. Hanno lavorato per anni, hanno accumulato lo sproposito di 150 mila intercettazioni - continua Marina Berlusconi - hanno raccolto quintali di verbali, hanno vivisezionato in modo morboso e vergognoso la vita di mio padre e tutto per realizzare non un processo, ma una fiction agghiacciante ad uso e consumo di media molto compiacenti. Sbaglia chi pensa che la questione riguardi solo le vicende giudiziarie di mio padre, invece riguarda tutti. È un'emergenza ed è impossibile tacere! È il comportamento di certe toghe a minare la credibilità della magistratura. È mostruoso il solo pensare che il destino del Paese passi per le mani di un gruppo di magistrati spalleggiati da qualche redazione e qualche arruffapopoli. Si è fatto scempio dei più elementari diritti della persona: il diritto al rispetto della propria dignità, a una privacy, a non vedersi linciati sui media prima ancora non dico di una sentenza, ma di un processo… Hanno imposto un meccanismo in cui sono saltati tutti i confini tra personali opinioni di tipo morale, valutazioni di tipo politico, verdetti giudiziari. È un meccanismo diabolico, dove rischi di trovarti in totale balia dei personalismi e dei protagonismi di certe toghe!”. Secondo Marina Berlusconi, "certi interrogatori dell'inchiesta Ruby, nella loro sconcertante insistenza, facevano pensare ben più al voyeurismo che alla ricerca della verità". Secondo il numero uno di Fininvest, "finirà tutto in una bolla di sapone, come sempre, ma all'associazione della gogna non importa nulla di come andrà a finire, interessa solo la condanna mediatica. E, quando il teorema dell'accusa crollerà, quale interdizione dovrebbe essere chiesta per coloro che hanno costruito questa montatura infernale?". Marina Berlusconi parla di "un attacco concentrico. Un assedio. L'obiettivo è chiaro: colpire una volta di più mio padre, come politico, come imprenditore, ma anche nella sua dignità di uomo. E', una volta di più, per colpire Silvio Berlusconi non si fermano neppure davanti al rischio di fare danni gravi, molto gravi, all'intero Paese". La presidente di Finivest parla anche del processo Unipol, di quello per i diritti Mediaset, e degli "attacchi al patrimonio". Cita "quell'esproprio da 564 milioni per la vicenda del Lodo Mondadori" e aggiunge: "Per chi avesse ancora dei dubbi sull'aria che tira nel palazzo di giustizia di Milano, c'é anche la sentenza sul divorzio di mio padre. La cifra fissata mi pare dimostri come ogni senso della realtà e della misura sia stato ampiamente superato". Alla domanda su che cosa si attende dai processi in corso e dalle sentenze che arriveranno, Marina Berlusconi risponde: "Posso dire quel che dovrei attendermi. Una cosa soltanto. Giustizia. Tutto quel che mio padre ha dovuto subire e sta subendo mi fa star male. Ma c'é una cosa, una in particolare. Ed è la distanza siderale fra quello che lui è e il modo in cui in tanti cercano di dipingerlo. Sui giornali, in tv, in certe aule di Tribunale". Una Marina Berlusconi a tutto campo, che alla domanda sull'antiberlusconismo risponde: "Uno dei più gravi errori della sinistra, che mi pare stia pagando a carissimo prezzo, è stato proprio quello di aver rinunciato a fare politica, ad affrontare l'avversario sul terreno della politica. La sinistra ha preferito illudersi che altri provvedessero, in altri modi. Si è consegnata così alle procure e a determinati gruppi editoriali, ma ha fatto anche di più: ha perfino inseguito un ex comico che straparla di golpe, sperando che fosse lui a toglierle finalmente le castagne dal fuoco. Sia chiaro, una sinistra così non è un bene per nessuno: prima torna la politica, la buona politica, e meglio è. Almeno questo, per quel che vale, è il mio auspicio". E a proposito del Movimento 5 Stelle, Marina Berlusconi afferma: "Per Grillo e i suoi guardiani della rivoluzione parlerei di 'nullismo', con l'antiberlusconismo e con il loro essere antitutto tentano di mascherare il nulla assoluto di programmi e proposte. La politica avrà mille colpe, ma non può finire nelle mani di un gruppo di dilettanti, o replicanti, allo sbaraglio. Certo, se poi i replicanti dimostrano di avere un'anima e un portafoglio, e se l'antipolitica va subito a impantanarsi nelle questioni più 'terrene' della politica, rimborsi spese e diarie, beh, chissà che non ci siano presto sorprese".

E' boom di badanti nelle case degli italiani!

Laddove lo Stato non arriva, bisogna pensarci da soli e arrangiarsi come meglio è possibile! Non c’è di che stupirsi allora se nelle case degli italiani dove vive un anziano non autosufficiente ci sia quasi sempre una badante! La famiglia patriarcale, quella nella quale i più grandi provvedevano ai più piccoli e i più giovani agli anziani, di fatto non esiste più! Papà e mamma escono di casa all’alba e rientrano la sera per sfangare il mese. E ai bambini e agli anziani chi ci pensa? Non certo lo Stato alle prese con i buchi di bilancio, ma un esercito di badanti! Il loro numero è ormai arrivato ad un milione e 655 mila, facendo registrare un aumento del 53% in dieci anni. Sono prevalentemente stranieri (77,3%) e donne (82,4%), tra i 36 e 50 anni (56,8%). E' quanto emerge dai dati forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in occasione del convegno “Servizi alla persona e occupazione nel welfare che cambia”. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151 mila nel 2030 (circa 500 mila in più). La spesa media per le famiglie è di 667 euro al mese. Ma con la crisi, oltre la metà dei bilanci familiari non tiene più: così nel 15% dei casi è prevedibile, sempre stando ai risultati della ricerca, che un componente della famiglia lasci il lavoro per assistere un congiunto. O nel 41,7% dei casi si pensa anche a rinunciare al servizio. L'area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie rappresenta quindi un "grande bacino occupazionale": il numero dei collaboratori è passato da 1,083 milioni del 2001 a 1,655 milioni del 2012 (quando è stata condotta l'indagine su 1500 collaboratori). Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4%) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting. Il cosiddetto "welfare familiare" ha però un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell'accompagno (19,9%). Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L'irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l'ipotesi che un componente della stessa rinunci al posto di lavoro per prendere il posto del collaboratore. Intrappolate tra esigenze crescenti e risorse in calo, il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. Con una domanda crescente di protezione sociale è pressoché indispensabile incrociare il "welfare familiare", che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale, almeno che non si voglia rinunciare alla famiglia, gettando a mare bimbi, anziani e disabili!

Fit Kangoo Dance: passi di salsa sulle molle!

Dopo lo strepitoso successo newyorkese, il contagio è arrivato sin qui da noi, in Italia! Una vera mania quella della "Fit Kangoo Dance". Si tratta di una nuova disciplina che aiuta a bruciare calorie, unendo passi base di salsa,merengue e mambo ad esercizi di rimbalzo praticati con speciali scarpe ginniche munite di molle (Kangoo Jumps). Il primo prototipo della scarpa Kangoo è stata progettata in Svizzera negli anni '80, con lo scopo di agevolare il recupero fisico di atleti infortunati con lesioni agli arti inferiori sfruttando il divertimento. Dopo anni di studio e ricerca si è arrivati a creare il prototipo della Kangoo Jumps che si utilizza in questa disciplina. La Kangoo Dance è un mix divertente e coinvolgente che produce vantaggi psicofisici straordinari per chi la pratica. Non la solita lezione di aerobica in palestra, ma una vera iniezione di euforia che riduce lo stress, aiuta a perdere peso, rimodella la silhouette e libera energia in tutto il corpo. Studi scientifici effettuati dalla NASA hanno dimostrato che l’esercizio di rimbalzo è il più efficiente, efficace e piacevole per il nostro corpo. Infatti, l’impatto continuo tra il salto e il suolo stimolerebbe il metabolismo e il cuore, migliorando il tono muscolare e il peso. Esperti medici e del settore confermano che l’allenamento assiduo migliora il sistema cardiovascolare oltre alla muscolatura e il sistema linfatico contribuendo all’eliminazione di tossine dal corpo. E come se non bastasse, questa disciplina aiuta anche la colonna vertebrale a trovare la giusta flessibilità e quindi una giusta postura. Inoltre, è uno sport facile da imparare. Non c’è da aggiungere altro… Bisogna provarlo!

La più bella del mondo: La Costituzione Italiana!

di Maria Pia Caporuscio. Fra i tanti gravissimi problemi che affliggono il nostro paese la politica, piuttosto di risolverli, si appresta a cambiare le regole scritte nella nostra Carta Costituzionale. Ci si chiede se per davvero a questa classe politica, che ha generato scandali di malaffare a ripetizione, si possa affidare un compito così grave, che potrebbe stravolgere le regole di Democrazia del nostro paese. Ogni cambiamento di quello che dovrebbe essere da tutti considerato il Vangelo degli italiani, non dovrebbe essere toccato dalla politica senza il consenso della popolazione, che dovrebbe esprimersi tramite un referendum. Esistono seri dubbi che questi cambiamenti, che i politici attuali hanno in mente, siano per davvero in favore della popolazione italiana. Troppe leggi sono state promosse e accettate contro la popolazione soprattutto quella lavorativa, in favore delle caste del potere e dunque la paura che si possa stravolgere ancora una volta, la qualità di vita della popolazione, è più che giustificata. Le personalità che scrissero la nostra Carta erano al di sopra di ogni sospetto sia per onestà ma anche per l’intelligenza morale e culturale mentre, purtroppo, bisogna ammettere che non si possa dire altrettanto dell’attuale classe politica. Questa che a tutti gli effetti appare come una sopraffazione della politica sulla volontà popolare, è a dir poco inquietante. In un paese civile e democratico, come questi signori vogliono farci credere sia ancora l’Italia, si darebbe voce ai diretti interessati che sono per l’appunto i cittadini e non escluderli da ogni partecipazione, come si teme stia succedendo. Si è combattuta una sanguinosa guerra mondiale per dare la libertà alla popolazione e nessuno, neppure un governo dovrebbe permettersi di violarne le regole. Cambiare qualche articolo con il passare degli anni è possibile, ma sempre e comunque in armonia tra gli organi di potere e la popolazione. Ogni atto grave che la politica attua alle spalle dei cittadini , senza che i cittadini ne vengano a conoscenza, sui quali ne graverà il peso, deve essere catalogato come un abuso di potere. La Democrazia è tale perché all’obbligatorietà di una legge si contrappone la discussione. Un governo provvisorio, di larghe intese come l’attuale, dove destra e sinistra si fondono, non sembra il più adatto ad effettuare modifiche alla Costituzione, ma piuttosto risolvere i problemi più urgenti, come la legge elettorale, prima di tornare alle urne.

mercoledì 15 maggio 2013

FederAnziani: COUNTDOWN SSN! 1.000 giorni al default!

Lentamente stanno riuscendo nel "loro" intento: seppellire il servizio pubblico sotto le macerie di una pessima gestione della cosa pubblica, per consegnarla nella mani del privato! Ciò avviene nell’istruzione con università e scuole private di ogni ordine e grado che nascono dappertutto come funghi, avviene nella sicurezza dove le forze dell’ordine sempre meno impegnate sul territorio lasciano gradualmente il posto alle polizie private, avviene nelle pubbliche amministrazioni dove la stragrande maggioranza dei servizi sono esternalizzati nel nome dell'outsourcing, e sta avvenendo in un settore nevralgico del Paese quale il Servizio Sanitario Nazionale. Tant’è che entro 1.000 giorni il S.S.N. rischia di scomparire! A lanciare il grido d’allarme è FederAnziani, la federazione delle associazioni della terza età che attraverso il suo Centro studi di economia sanitaria è arrivato alla conclusione che, senza un deciso cambio di rotta in meno di 3 anni lo Stato non potrà più garantire il Servizio Sanitario. La tesi parte proprio dagli studi del Ministero della Salute pubblicati negli ultimi giorni, nei quali è provato un netto aumento del ricorso ai servizi sanitari, alle prestazioni, alle indagini di laboratorio da parte dei cittadini, che per “esigenze economiche” preferiscono il privato a pagamento, in quanto più veloce ed economico rispetto al pubblico. Come dire ticket e superticket sono troppo cari e le prestazioni, nel privato, sono eseguite in ambienti confortevoli, puliti, senza liste d’attesa e spendendo pure di meno! Ma siamo poi così sicuri del fatto che privato sia bello, tutto rose e fiori, insomma un’isola felice? Al Centro studi di FederAnziani  sostengono - e come dargli torto - che non si può continuare a volatilizzare miliardi di euro in sprechi inutili da parte di ospedali come ad esempio le mense o i pasti, lavanderia, spese telefoniche, e inserire ticket aggiuntivi e superticket per sostenere il sistema, favorendo così l’allontanamento dei cittadini dal SSN, o come nel caso delle vaccinazioni, non tenere in considerazione gli 8.000 morti l’anno a causa delle complicanze dell’influenza e continuare a impostare le circolari ministeriali o soprattutto a indire gare d’appalti regionali per l’acquisto dei vaccini con prodotti obsoleti o in altri casi non prioritari per la salute pubblica. Tutto ciò è a dir poco scandaloso. Il SSN - prosegue FederAnziani - non può continuare a sostenere “costi inutili”, come le staminali, che inducono nella popolazione false speranze per sostanze e terapie erogate senza tener conto degli aspetti regolatori. Non si può speculare sulle malattie della popolazione e ignorare le agenzie regolatorie. Così facendo si rischia di finire nel Far West. Le cure devono essere di comprovata efficacia e sicurezza e non essere immesse sul mercato e somministrate ai pazienti senza studi completi. Senza il lavoro di controllo delle agenzie regolatorie (FDA, EMA, AIFA) non ci saranno più garanzia di qualità, sicurezza dei farmaci, né farmacovigilanza, quindi saremo di fronte al vero Far West. E ancora! Per facilitare i piani di rientro, alcune regioni, come ad esempio la Campania per decreto (n.156/2013), non permettono più ai loro cittadini di curarsi nelle altre regioni dove c’è eccellenza, ignorando il diritto alla salute e la Costituzione italiana. Nel perseverare in tutto ciò - conclude FederAnziani - ci si allontana dall’unica strada possibile: occorre ridare centralità al sistema, abolire il titolo V, indire gare nazionali e perseguire l’uguaglianza delle prestazioni sanitarie nel Nord-Centro-Sud. Secondo FederAnziani, se le istituzioni, Regioni per prime, non si impegneranno in questa direzione, continueranno a sperperare in maniera sconsiderata le tasse versate dai cittadini e finiranno per distruggere il Servizio Sanitario Nazionale in non più di mille giorni. Insomma la situazione è drammatica: troppi sprechi, pochi posti letto, poco personale, liste d’attesa infinite e prestazioni mediche carenti a fronte di sempre maggiori tasse. Il servizio pubblico ha di fatto scaricato i cittadini italiani ai quali non resta che pagare due volte per curarsi: una volta il S.S.N. e un’altra la clinica privata!

Il mestiere del politico.

di Bianca Maria Catanese. E’ siderale la distanza che c’è tra il popolo e i “ricchi”, dove, in quest’ultima categoria, stanno grandi dirigenti di Stato (questi via via promossi fino alle alte cariche), manager di Stato (questi via via chiamati a dirigere, spesse volte malamente tanto da arrivare al fallimento, i grandi enti di stato), i grandi manager privati, i grandi finanzieri, ecc. Io faccio sempre una distinzione tra pubblico e privato: il privato è libero di pagare un proprio dipendente fior di milioni se lo ritiene elemento indispensabile al successo dei suoi affari (anche se, alla fine, questo denaro uscito dal portone, rientra poi dalla finestra, caricato sulle spalle dei consumatori). Tutt’altra cosa è il pubblico: gli emolumenti dei pubblici incarichi sono tutti sulle spalle del contribuente, sia che avvengano per avanzamenti di carriera più o meno meritati, sia che avvengano per nomina a dirigere enti pubblici. Una categoria a parte è rappresentata dalla classe politica che è sempre, dico sempre, ambigua, per una propria peculiarità. Il politico non ha vinto un concorso per occupare una determinata poltrona, non ha sostenuto un colloquio di lavoro, non ha sostenuto un esame per dimostrare le sue qualità. Il politico non deve dimostrare di avere capacità particolari se non quelle dialettiche, atte ad abbindolare il popolo per convincerlo a votarlo. Il politico rappresenta, soprattutto nella società italiana, quella zona grigia, spesso nebbiosa, fumosa del dire/non-dire, del fare/non-fare. Nessun politico è quello che dice di essere. Ne sono una riprova i vari salti della quaglia che ogni politico fa, pur di mantenere potere e status economico. Status economico che non è dato solo dagli emolumenti che percepisce, ma dalle varie regalie che riceve per aver fatto approvare una legge piuttosto che un’altra, o un emendamento piuttosto che un altro. Le regalie, a loro volta, possono essere date in denaro sonante (corruzione?) o in doni più o meno costosi (anche case e ville?), in facilitazioni per avviare le famiglie, spesse volte numerose perchè tanto loro si possono permettere il lusso di mantenerle nel lusso (mi si perdoni la ripetizione), dicevo per avviare le famiglie verso posti di prestigio e molto ben remunerati (che cosa fanno i figli di La Russa, che cosa hanno provato a fare i figli di Bossi, che cosa fanno i familiari di Alemanno, che cosa fanno i figli e i parenti tutti di tutti i vari deputati?). Per questo motivo, ad ogni tornata elettorale di qualsiasi tipo, c’è la corsa alla candidatura, con la speranza di acchiappare ognuno il proprio posto al sole. E poco importa se, una volta eletti o nominati, incontrando il popolo gli fanno gli sberleffi (Brunetta docet, ma anche Garnero Santanchè, anche Biancofiore, D’Alema, l’ormai scomparso Fini, Casini, ecc.). Gli sberleffi ce li siamo meritati, perchè non abbiamo preteso un cambio di marcia, perchè non ci siamo rifiutati tutti quanti di andare a votare!

Valentina: giovane, alta, bella, ma "gonfiabile"!

Giovane. Bella. Alta. Può avere i capelli lunghi oppure corti. Può essere in babydoll o avere un paio di autoreggenti e indossare un perizoma, oppure impugnare un manganello e in testa un cappellino con la scritta "Police". Il suo nome? Valentina. Ma non è una ragazza in carne ed ossa, bensì una bambola molto sexy, ma gonfiabile! La Sexonico, società brasiliana specializzata nel settore, ha lanciato sul mercato la nuova bambola gonfiabile, la più costosa al mondo! Per trascorrere del piacevole tempo insieme a Valentina, servono circa 40mila euro! Anche se l’economia mondiale si trova in una crisi di dimensioni epocali, il settore dei sex toys sembra non aver risentito finora del calo di domanda. Valentina è l'unica bambola nel suo genere: prima dell'uso se immersa per alcuni minuti in una vasca piena di acqua calda, riesce a simulare perfettamente la temperatura del corpo umano. Abbracciandola e stringendola si ha la sensazione di stare per davvero con una …”bomba sexy” tutta curve e nessuna parola! All'inizio di marzo la Sexonico, la società specializzata in sex toys con sede in Brasile, nel corso della prima convention internazionale dedicata alle bambole gonfiabili, ha lanciato un'asta per la “verginità” di Valentina: il vincitore si è aggiudicato una cena a lume di candela e champagne in un albergo di San Paolo per circa 39 mila euro. Pur rientrando nella categoria delle “bambole sessuali”, di gonfiabile Valentina ha ben poco: si tratta di un congegno sofisticatissimo che simula non solo l’aspetto di una donna, ma anche il calore corporeo e le esperienze tattili dello stare avvinghiati ad un corpo femminile. “Vale" è una "donna" sempre a disposizione per le più audaci evoluzioni amorose, senza facoltà di parola e di pensiero. Non pretende regali costosi e vacanze faraoniche. Insomma, Vale è il sogno proibito di migliaia di… maci!

martedì 14 maggio 2013

Processo Berlusconi, o dentro o fuori!

Su una cosa Silvio Berlusconi ha pienamente ragione: siamo alla resa dei conti, o dentro o fuori! E non è certo un eufemismo. Per il momento, lasciamo perdere la richiesta a sei anni di reclusione che vedrebbe il Cavaliere dentro o fuori le patrie galere! Ma se la richiesta d’interdizione dai pubblici uffici dovesse andare a sentenza definitiva proprio questo sarebbe il dilemma: Silvio Berlusconi dentro o fuori il Parlamento italiano? Lasciamo da parte, anche, la facile letteratura che si potrebbe fare sulla gaffe della Boccassini in merito alla “furbizia orientale” della signora Karima El Mahroug - alias Ruby - che ha scatenato le ire dell'Associazione delle Donne Marocchine e l’ironia di chi ha proposto di regalare al Pm un atalante geografico dal sotto tiolo “Ruby è marocchina. Il Marocco geograficamente è in Nord Africa e non proprio in oriente!”. E lasciamo correre, pure, l’abbaglio del Pm milanese di chiudere la requisitoria di sei ore con un “condanniamo...” prima di correggersi precipitosamente con un "...chiede la condanna ad anni sei", dacchè le sentenze spettano ai giudici e non alla pubblica accusa. Chiosiamo nel dire che i due svarioni della toga milanese, che ancora riecheggiano in quell’aula di tribunale con un tam tam mediatico che non risparmia polemiche e battute a niente e a nessuno, vanno a pareggiare la partita con la storiella della nipote di Mubarak! Invece, il fatto politico più rilevante, anche se prettamente giudiziario - e qui il confine tra i poteri dello Stato diviene talmente incerto e opinabile che ognuno è libero di pensarla come meglio crede - è che a giugno ci sarà comunque una sentenza definitiva sulla richiesta dei Pm della procura di Milano a sei anni di reclusione e all'interdizione di Silvio Berlusconi dai pubblici uffici. Ed è questo, ormai, il cuore del problema. Dacchè se si arrivasse all'interdizione dai pubblici uffici del leader del Pdl a quel punto la questione non potrebbe non essere presa in esame dalla Giunta del Senato che si troverebbe chiamata a votare sull'eventuale decadenza di Silvio Berlusconi dal ruolo di parlamentare. La posizione del M5S in proposito è fin troppo nota, tanto che in questi giorni Beppe Grillo continua a battere sull’ineleggibilità dell'ex premier. Ma a quel punto il Pd, attuale alleato di governo di Silvio Berlusconi, voterà allo stesso modo? Questo, nelle attuali condizioni in cui versa la Segreteria di Via del Nazzareno, non ci è dato ancora saperlo! A meno che il Cavaliere, con un colpo di scena, non decida di tirare fuori dall’imbarazzo i suoi alleati di governo ritirandosi a "vita privata" ancor prima della sentenza definitiva. Non ci sarebbe nulla di male, del resto non è così che fanno tutti i comuni mortali in età pensionabile? E il Cavaliere quell’età l’ha raggiunta e superata ormai da un bel pezzo. Ma il dubbio che assale l’opinione pubblica è che il Cavaliere si creda immortale! Comunque sia, prima o poi, dovrà lasciare! E allora non sarebbe meglio farlo adesso, di propria volontà, piuttosto che per quella di un giudice ordinario o del Giudice supremo? Augurando "lunga vita privata" al Presidente Berlusconi, sarebbe davvero un grande bel gesto “lasciare” in questo momento! Così come fanno “i grandi” uomini: lasciare quando si è ancora sull’altare, senza conoscere la gogna della polvere! Lasciare gli italiani alle prese con quei problemi che lui in vent’anni non è riuscito neppure ad affrontare, problemi che sono davvero tanti e complessi ma che vorremmo almeno tentare di risolvere. Lasciare libero se stesso dalla politica, dai giudici e dalle opposizioni interne ed esterne, per godersi i suoi patrimoni e concedersi la vita che meglio lo aggrada, per il suo bene, ma soprattutto per il nostro! Ma Silvio Berlusconi è per davvero un “grande” uomo? Ancor prima della storia che saprà di certo giudicare meglio di qualsiasi altro tribunale, per il momento la risposta deve darla proprio lui, Silvio Berlusconi!

Ma quale crisi? La colpa è tutta della politica!

di Maria Pia Caporuscio. Ma quale colpa della crisi! I disastri nel nostro paese sono stati provocati dalla politica, dai governi che si sono avvicendati alla guida di questo paese, la cui attenzione è stata rivolta esclusivamente a studiare il modo di rimanere al potere. Si è assistiti ad una eterna, quanto vergognosa campagna elettorale, che dura da oltre venti anni. Questi signori si sono dimenticati delle ragioni per cui la popolazione li aveva votati, per occuparsi esclusivamente dei propri interessi personali. E mentre si circondavano di privilegi assurdi se non addirittura immorali, facendo salire alle stelle i propri introiti, la popolazione perdeva potere di acquisto, impoverendosi sempre più. Un paese, abbandonato a sé stesso che viene preso d’assalto anche dalla criminalità. Questo numero impressionante di politici, che alla comunità costano un prezzo insostenibile, sono una vera e propria sfida alla pazienza degli italiani, ma nessuno fra loro, si chiede fino a quando il popolo riuscirà a tenere a bada la rabbia, prima di esplodere e continuano a vivere nel mondo dorato con divieto d’accesso, mentre tutto intorno crolla. I milioni che percepiscono (per danneggiarci) non bastano a saziare la loro sete, tanto che si inventano necessità inesistenti, per depredare ancor più un paese agonizzante. Questi inutili buffoni si sentono al di sopra di ogni cosa persino della legge, convinti che tutto gli è dovuto, persino di cancellare i diritti acquisiti dei lavoratori, quasi che per questa gente il lavoro, la famiglia, il cibo siano cose superate da non tenere in nessun conto, visto che sono problemi che non toccano loro. Credono di essere essi soltanto ad avere necessità di denaro, mentre tutti gli altri devono accontentarsi dell’aria che respirano. Fra le decine di partiti che soffocano questo paese, manca proprio il più necessario: un partito del popolo che li difenda da questi cannibali. E ogni volta che si fa notare la mancanza di rappresentanza della popolazione, si viene tacciati di demagogia. I diritti sono diventati demagogia quasi che i problemi di sopravvivenza della gente rappresentino un fastidioso disturbo. Non si sono disturbati però nel cancellare tutte le regole, che questo paese si era date. Non si sono disturbati nel depredare lo Stato delle sue più importanti aziende pubbliche, privatizzate e fatte fallire, con un vero e proprio saccheggio. L’intero apparato industriale italiano è stato regalato ai “bravi” industriali privati, per fare cassa. Questa folle operazione di privatizzazione che ha smantellato l’imprenditoria pubblica, è servita loro per spartirsi un bottino da capogiro, mentre la popolazione ci perdeva lavoro e dignità. Questa immorale e vergognosa svendita del patrimonio pubblico, ha portato al declino una nazione orgogliosa e nobile, che occupava i primi posti nella scala sociale. Allo smantellamento del colosso industriale pubblico, è seguita la privatizzazione delle banche che erano tutte statali e questo sta a dimostrare che la coscienza politica degli uomini che la praticano, è un buco nero. Le privatizzazioni che hanno spogliato lo Stato, la cancellazione dei diritti, la precarizzazione dei lavoratori, la perdita del lavoro, la miseria in cui la popolazione è stata gettata, la cancellazione della sinistra storica, a cui vanno aggiunti gli evasori fiscali, che portano all’estero tutto il denaro prodotto e senza pagarci le tasse, stanno uccidendo questo paese. Un paese che nonostante un milione di politicanti, è privo di un governo, perché quello che chiamiamo governo è in altre faccende affaccendato e se ne fotte di governare. Quasi tutti coloro che si sono avvicendati nei governi di questa nazione, si sono occupati di crocifiggerla e di portare la popolazione alle soglie di quei paesi, vergognosamente definiti “terzo mondo! La crisi di cui si riempiono la bocca per giustificare i loro crimini, non avrebbe neppure sfiorato l’Italia, visto che le banche erano pubbliche e la popolazione oculata e virtuosa, esattamente al contrario di chi ha inteso governarla.

La mozzarella di bufala campana cambia look.

Le strade della mozzarella portano a Paestum dove la mozzarella di bufala campana Dop cambia look. E' stato presentato nel corso della kermesse "Strade della Mozzarella" a Paestum il nuovo packaging sviluppato dal Consorzio di Tutela per il confezionamento e trasporto della mozzarella di bufala Dop, in collaborazione con la società Inpact. Va in soffitta il tradizionale polistirolo, che viene sostituito da un cartone ondulato, da carta riciclata, il Mozza-box, rivestito internamente da un film di Pet. ''Siamo di fronte a un passo importante nella direzione della sostenibilità ambientale - ha commentato il direttore del Consorzio - con una sensibile riduzione non solo dei costi di smaltimento rispetto al passato, ma anche dell'emissione in atmosfera di Co2, visto che sarà possibile trasportare un maggior numero di colli su gomma. La novità rientra in un progetto strategico che stiamo portando avanti da oltre un anno per dare un segnale forte verso i consumatori, l'ambiente e i produttori. Il consumatore potrà meglio riconoscere il prodotto che rispetta il rigido disciplinare di produzione, e evitare imitazioni e lo sfuso. Nel contempo i produttori potranno risparmiare spazi in magazzino e moltiplicare sei volte il carico che un tempo entrava in un camion. L'imballaggio in cartone e Pet è facile da smaltire, mentre oggi, nel Nord Europa, costa più smaltire il polistirolo che gli alimenti di scarto, una cosa aberrante''. Insomma, buona tavola, tutela del paesaggio, valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale, queste sono le carte vincenti su cui l'Italia può e deve giocarsi il rilancio, se riuscirà a far sistema tra le tante eccellenze del Paese che ha tanta voglia di... ripartire!

lunedì 13 maggio 2013

Dal sindacato alla politica il passo è breve, ma pernicioso!

Se prima c’era qualche sospetto oggi ve n'è piena contezza: sindacato e politica sono andati da sempre a braccetto! Così dopo il fallito tentativo di portare al Quirinale un ex sindacalista, oggi il Pd affida le sorti piuttosto incerte di quel che resta della propria Segreteria nazionale all’ex numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani! E allora, senza stare lì a “sindacalizzare” le “onorevoli” poltrone cui sono approdati nel corso degli anni i vari Lama, Benvenuto, Bertinotti, Marini, Del Turco, D’Antoni, Cofferati, Polverini e via discorrendo, viene il sospetto che certi accordi, certi contratti, talune manifestazioni di piazza e diverse iniziative sindacali non siano state portate avanti solo e soltanto nell’escluisvo interesse dei lavoratori, ma piuttosto sotto dettatura della politica, in base alle convenienze dei partiti. E in un tempo in cui si reclama a gran voce l’autonomia della magistratura e la netta separazione tra i poteri dello Stato, forse passa fin troppo sotto tono il fatto che il sindacato sia diventato ormai da anni il serbatoio naturale dei partiti politici. Insomma la sensazione è che i sindacalisti, a fine mandato, male che vada vengano sempre ricompensati con un posto a Montecitorio per i servigi resi al "Palazzo"! La percezione che si ha dei sindacalisti è quella che si tratti di “gente” - non tutta ad onor del vero - messa lì per tenere "buoni" i lavoratori con salari da "terzo mondo" secondo le direttive dei partiti politici di riferimento! Ma forse è solo una “sensazione”! Naturalmente, la stessa che si avverte per certi magistrati, taluni giornalisti e gente che comunque gode di una certa visibilità pubblica, che è pagata con denari pubblici per garantire un “servizio pubblico”, ma che invece "lavora" per uno sponsor! E' forse anche per questo che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa? E’ forse anche per questo che il potere d’acquisto dei salari è crollato di botto, tanto che gli italiani sono i cittadini europei che guadagnano di meno e i più tar-tassati dell’eurozona? E’ forse anche per questo che il sistema pensionistico è stato violentato da provvedimenti che collocano un lavoratore in pensione quando ormai "non ne può più" e per giunta con un assegno previdenziale di gran lunga inferiore all’ultimo stipendio percepito? E’ forse anche per questo che in Italia cresce la disoccupazione, il precariato, il debito pubblico, le tasse, l'evasione e per contro i diritti dei lavoratori vengono sempre meno? E’ mai possibile che anni ed anni di battaglie sindacali siano stati barattati per una poltrona a Montecitorio? Allora diviene più che legittimo il sospetto che l’Italia e gli italiani stanno come stanno perché anche il sindacato in questi anni non ha fatto a pieno il proprio dovere: stare dalla parte dei lavoratori e non da questa o da quella parte politica! Ma non sarebbe meglio per tutti se i politici tornassero a fare per davvero i politici, i sindacalisti i sindacalisti, i magistrati i magistrati e perchè no, i giornalisti i giornalisti?