martedì 19 giugno 2012

Lavorare una settimana in più per aumentare la produttivita!

Gli italiani sono dei gran signori: macchinoni, ville, ristoranti e persino le vacanze!!! Vivono al di sopra delle proprie possibilità e fanno troppe ferie: "Dovrebbero lavorare almeno una settimana in più per essere più produttivi e ridare fiato al Pil!". Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, lancia questa gran minkiata a ciel sereno! Il caldo esagerato di questi giorni comincia a farsi sentire e a mietere le sue prime vittime, ammesso e non concesso che prima dell'arrivo di 'Scipione l'Africano' taluni fosserro ancora sani di mente: "Se si attuasse la proposta - sostiene Polillo - si avrebbe un effetto benefico: un punto di Pil in più!". C'é un problema di "stile di vita"! Secondo Polillo infatti "stiamo vivendo sopra le nostre possibilità: per sostenere i nostri consumi interni abbiamo bisogno di prestiti esteri che sono stati pari a 50 miliardi di euro l'anno". Quindi? "Questo gap lo possiamo chiudere - spiega - o riducendo ulteriormente la domanda interna, inaccettabile per il Paese, oppure aumentando il potenziale produttivo". Così si potrebbe appunto lavorare di più: "per aumentare la produttività del Paese - spiega - lo choc può avvenire dall'aumento dell'input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l'anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve". Quindi secondo Polillo, "se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul Pil immediato di circa un punto". Cioé circa 14-15 miliardi. E la proposta non sarebbe neanche troppo 'invisa' - secondo Polillo - alle parti sociali: per quanto riguarda i sindacati "é una fase di riflessione, ma devo dire che non sono contrari a questa ipotesi, almeno la parte più avveduta del sindacato che sta riflettendo per conto suo su questo all'interno di tutte le sigle!".
MA "LORO" QUANTO LAVORANO? Forse il sottosegretario, usando il plurale maiestatis - "lavoriamo mediamente 9 mesi l'anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve" - si riferiva alle lunghissime ferie estive di deputati e senatori che ben poco hanno a che vedere con quelle di un operaio o di un semplice impiegato! Ma almeno per le "loro" ferie, si tratta di un meritato riposo dopo un anno di duro lavoro? A vedere quanto hanno lavorato gli onorevoli negli ultimi dodici mesi, si direbbe proprio di no. Gian Antonio Stella lo ha calcolato per il 'Corriere della Sera', e i risultati sono a dir poco sorprendenti. Nel 2010 ciascuna delle 14 commissioni permanenti della Camera dei deputati è stata impegnata in media per 8.645 minuti, cioè per due ore e 46 minuti ogni settimana. Una faticaccia, al confronto delle commissioni speciali, che si dividono in bicamerali (in quanto coinvolgono anche il Senato) e d'inchiesta Nel luglio 2011 la commissione per l'Infanzia e l'adolescenza presieduta dall’onorevole Alessandra Mussolini ha lavorato 34 minuti a settimana, cioè due ore e 15 minuti al mese per un totale di due sedute. Nello stesso mese, la commissione per il controllo sugli enti previdenziali, il cui presidente è Giorgio Jannone, è stata convocata solo tre volte per un totale di un'ora e 50 minuti pari cioè, se la matematica non è un’opinione, a 27 minuti a settimana. Ovviamente, il fatto che le commissioni si riuniscano non implica affatto che i parlamentari siano presenti, anzi. Carlo Monai, parlamentare dell’Italia dei Valori, in un’intervista all’Espresso ha raccontato che nella sua commissione «su una quarantina di membri, se ce ne sono una decina presenti è grasso che cola». Certo, qualcuno dirà, l’attività principale degli onorevoli consiste nelle sedute della Camera dei Deputati. La quale però, nel 2010, ha lavorato in tutto per 760 ore e 16 minuti: 14 ore e 27 minuti a settimana. Per concludere, ecco cosa disse nel maggio 2010 Gianfranco Fini riferendosi ai suoi onorevoli colleghi: «La settimana cortissima è un problema serio». Fini, definendo la situazione come «intollerabile», aveva ricordato una settimana in cui la Camera si era riunita soltanto due volte in tutto.
P.S. Con quello che "loro" sono capaci di combinare nelle poche ore che "lavorano" e per quanto sono esageratamente retribuiti, forse sarebbe il caso di mandarli tutti in ferie, ma per tutta la vita!!!
MA QUANTO SI LAVORA NEGLI ALTRI PAESI?
La SPAGNA è uno dei Paesi in cui ci si riposa di più: ogni lavoratore ha diritto a 30 giorni di vacanza per anno, come regola generale, cioé 2,5 giorni per ogni mese lavorato. Per risollevare le sorti economiche del Paese, il premier Mariano Rajoy annunciò durante il suo discorso di investitura che "le feste si trasferiranno al lunedì più vicino, con l'eccezione di quelle di maggior tradizione", cioé Natale, il primo gennaio, il primo maggio e la Festa della Nazione Spagnola (12 ottobre).
In GERMANIA ogni lavoratore dipendente con contratto a tempo pieno ha diritto ad almeno 24 giorni di ferie. Nei primi sei mesi dall'assunzione i dipendenti accumulano 1,5 giorni di ferie al mese di cui possono usufruire a partire dal settimo. La legge, che vieta la monetizzazione delle ferie, non stabilisce un tetto per i giorni di riposo. Nel pubblico il contratto collettivo prevede 26-30 giorni di ferie. Tutele maggiori ai minorenni con 25-30 giorni a seconda dell'età.
In GRAN BRETAGNA il minimo legale di ferie pagate che un lavoratore può ottenere è di 20 giorni, più gli 8 giorni di feste comandate, i cosiddetti Bank Holidays, per chi lavora cinque giorni alla settimana.
In FRANCIA l'idea delle ferie pagate ai dipendenti è nata negli anni '20. Oggi ogni mese lavorato da' diritto a 2,5 giorni di ferie, fino a un massimo di 25 giorni all'anno, a cui si aggiungono 11 giorni festivi.
Negli STATI UNITI le grandi aziende prevedono in media un periodo che va dalle 2 settimane l'anno per i nuovi entrati, alle 3 per i dipendenti di lungo corso. Quattro settimane spettano solo ai dipendenti più anziani o ai manager. Ci sono però molte aziende minori che offrono ferie più ridotte o pagano i loro dipendenti per lavorare praticamente senza interruzione. Gli americani possono inoltre contare su 3 festività di lunedì che permettono weekend lunghi.
In GIAPPONE i lavoratori sono infaticabili: le ferie variano dalle 2 alle 4 settimane, in funzione del datore di lavoro pubblico o privato. Ma, secondo una delle statistiche più recenti del ministero del Welfare, se ne prendono in media ogni anno solo 11 giorni. Poi c'é il pacchetto di 10 giorni di feste nazionali, oltre a due settimane in cui il Paese si ferma: tra il 28 dicembre e il 3 gennaio per le feste di fine anno, e circa 7 giorni a cavallo tra fine aprile e maggio per il Golden Week.

11 commenti:

  1. per non parlare dei magistrati che hanno più di due mesi di ferie all'anno e visti i tempi della giustizia non credo che ce lo possiamo più permettere...

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  2. Io a volte mi chiedo davvero dove trovino il coraggio per spararle certe cavolate...
    Lavoriamo solo nove mesi all'anno??
    Ma dove?!?!

    A mia madre hanno dato due, e dico due settimane di ferie a luglio, e già è tanto! Per il resto ha UN giorno di riposo ogni 4 (lavora come OSS), ma di certo in quel giorno non va a bagordi...

    Si guardassero un po' attorno prima di sparare frasi a caso -.-

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  3. Il sottosegretario Quaresima!

    Lo scrivo a voce bassa e raccomandando il massimo riserbo - non vorremo svelare i piani segreti del governo a qualche potenza straniera? - ma il sottosegretario all’Economia con delega alle chiacchiere Polillo ha appena avuto un’idea geniale per far impennare il Pil. Rinunciare a una settimana di ferie. Non lui, gli italiani tutti. Poiché i lavoratori dipendenti godono di tre mesi di vacanze l’anno, ha ragionato il grand’uomo (temo li abbia confusi con i parlamentari), basterebbe offrire alla Patria una settimana di tintarella e l’economia nazionale ripartirebbe a razzo verso il cielo stellato.

    Non intendo guastare i sogni di Polillo ricordando che è inutile produrre di più se poi non c’è nessuno a cui vendere e che oggi il problema non è rappresentato da quelli che fanno le ferie, ma da quelli che non le fanno perché hanno perso il lavoro. Mi limito a prendere spunto dall’ultima uscita «tecnica» per invocare dai rispettabili membri del governo un cambio: se non di marcia, almeno di umore. Sarà vero che arriviamo da un carnevale di vent’anni (anche se la maggioranza di noi nemmeno stava sui carri e applaudiva o fischiava la sfilata dal bordo della strada). Ma non mi sembra una buona ragione per sprofondarci in questa quaresima senza pasque, quasi dovessimo espiare una colpa collettiva. Chi lavora, in Italia, lavora tantissimo. Semmai lavora male, a causa della corruzione e della burocrazia, figlie naturali della cattiva politica. Invece di farlo sentire un verme, gli andrebbe restituita una speranza, mandando in ferie non pagate gli ottusocrati e in carcere i ladri.

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  4. Chiedo scusa ma la sola cosa che mi sento di rispondere a questo coso è : ma vattene affanculo!

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  5. Questi tecnici sono più inetti dei vecchi politici! Mandiamoli tutti a casa, ma facciamo in fretta!!!

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  6. Giampiero Bisio19 giugno, 2012

    Hanno studiato alla bocconi so sono plurilaureati per poi... sparare ste minchiate? Tutti al mare, ma in fondo al mare!!!

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  7. LoConte A.19 giugno, 2012

    I sindacati? Servi del sistema in attesa che il sistema gli dia una poltrona in parlamento in cambio della pelle dei lavoratori! Siamo o non siamo un grande paese?

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  8. Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, ha una sua tesi, gli italiani: "Dovrebbero lavorare almeno una settimana in più per essere più produttivi e ridare fiato al Pil!".
    Desidero soffermarmi su questa “originale” tesi perché a mio avviso offre diversi spunti di riflessione.
    Le aziende vendono i loro prodotti.
    La produttività è uno degli elementi che entrano in gioco nella produzione, ma ve ne sono altri: Qualità del prodotto, ricerca ed innovazione, carico fiscale, burocrazia,…..
    Le imprese italiane sono soggette ad un carico fiscale pesante e questo rende i loro prodotti meno concorrenziali. Anche facendo lavorare di più i lavoratori e pagandoli meno, il problema resterebbe: L’eccessivo carico fiscale e un inevitabile calo dei consumi. Se i lavoratori guadagnano meno spendono meno.
    I problemi delle imprese italiane a mio avviso sono sostanzialmente due: Un carico fiscale eccessivo e gli scarsi investimenti nella “ricerca” e nella “innovazione”.
    I ricercatori italiani fuggono all’estero per fare ricerca questo è il dramma.
    Nonostante l’art. 9 della Costituzione : ”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” – l’Italia investe briciole nella ricerca scientifica. Ecco il problema. In un’era di globalizzazione e di alta tecnologia, la ricerca e l’innovazione sono le armi vincenti. L’aumento dell’orario di lavoro di per sé significa ben poco. E’ comodo e facile scaricare, come si è sempre fatto, i problemi dell’economia sul costo del lavoro e sulla produttività. La dimostrazione viene dall’abolizione della Scala Mobile avvenuta nel 1993.
    Nonostante in Italia siamo in presenza di retribuzioni decisamente basse, rispetto ad altri Paesi, l’Italia arranca e non cresce, chiediamoci il perché? Sprechi, inefficienze, evasione, ecc. Ecco i mali dell’Italia. Prima di dire agli altri di essere più produttivi – bisognerebbe guardare alla propria di produttività. Aveva proprio ragione il Vangelo, prima leva la trave dal tuo occhio e poi togli la pagliuzza dall’occhio del prossimo.

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  9. no comment avete già commentato l'inutilità dei benefici che queste ferie prterebbero...
    il livello di stupidità di questo paese a superato ogni più rosea aspettativà...l'ignoranza Italiana oggi sè aggiudicata un punto percentuale in più grazie all' aiuto del sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo...lo so il caldo fa male...

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  10. Anna Lombroso20 giugno, 2012

    POLILLO, UN CERVELLO IN PERENNE VACANZA!!!
    Ah Polillo Polillo, hai dimenticato il film di Totò, quello nel quale raccomanda alla moglie di chiudere le imposte sul cortile, così tutti credono che la famiglia sia in ferie. Per quello ci somministri la tua pozione avvelenata: “aumentare il tempo di lavoro per far ripartire la produttività. Nel brevissimo periodo, per aumentare la produttività del Paese, lo choc può avvenire dall’aumento dell’input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l’anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve». Eh si secondo il sottosegretario che alterna troppo brevi fasi di eclissi a una scomposta esuberanza, «se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul pil immediato di circa un punto». Rivolto a quei lavoratori, che, indolentemente distesi sulla chaise longue sorseggiano pigramente la caipirina alla faccia del Pil, ha detto di confidare nel consenso delle parti sociali, chiamate una tantum a pronunciarsi, interrompendo la bella tradizione del governo di comandare senza negoziare. Il cinismo sfrontato e idiota di questi attrezzi al governo è davvero inaudito. Ben superiore ai consigli per gli acquisti di Berlusconi alle ragazze e anche ai suoi esempi, come il susseguirsi di gaffe seriali e oltraggiose dei ministri e del presidente del consiglio. Tutte comunque sintonizzate sul mantra punitivo e sacrificale che a tutti i livelli territoriali e a tutte le latitudine viene ripetuto a popoli che “hanno vissuto sopra le loro possibilità”, che hanno consumato troppo, viziati dall’indulgenza dello Stato, da troppi diritti, ipergarantiti e iperprotetti, come bambocci mal cresciuti e poco avvezzi alle responsabilità e al rigore. È una pedagogia infame e anche piuttosto cretina: viene da un ceto dirigente al servizio di interessi e poteri forti intenti a mettere mano sul lavoro per distruggerlo, motivati a annichilire le produzioni dei paesi straccioni per attribuire l’egemonia al gioco d’azzardo della circolazione di strumenti finanziari immateriali coi quali indebitarci sempre di più, decisi a strozzarci sempre di più in modo da poterci svendere ai loro padroni avidi e insaziabili. Sulle loro bocche di vampiri suona offensiva come una bestemmia la parola lavoro, che hanno ridotto a merce da liquidare come la cittadinanza, i diritti, la democrazia. E suona anche paradossale, ne parlano come per esorcizzarlo, se la priorità è portarlo in bocca ai cacciatori come un preda strappata ai popoli non più sovrani. Non si stanca di ripeterlo Monti, come un infelice ritornello stonato, è stato messo là per portare a casa la “riforma” che lo impoverisce di garanzie e valori, di tutele e civiltà, di certezze e dignità. Eh si, è il loro sporco lavoro, chè a loro il lavoro piace così, più sporco è più li compiace, e meno ce n’è meglio è: non ci si sono mai dedicati granchè, premiati dalla lotteria naturale, ammessi alle cerchie giuste fin dalla culla, in cattedra fin dalle elementari, poche pubblicazioni e molte amicizie compiacenti, poca competenza e mote relazioni pubbliche e private. Chissà se Polillo ha ragione di aver fiducia nel consenso delle aziende: abbiamo un ceto imprenditoriale aduso a vezzeggiarci mandandoci in ferie così prolungate da diventare perenni, che ha coniato il termine “esodati” perché evoca l’esodo vacanziero del Sorpasso. Su una cosa non sbaglia, capace che ci hanno talmente condannati a provare vergogna per la povertà che magari siamo contenti di far finta di non andare al mare per contribuire al Pil, invece di chiudere pudicamente le imposte che affacciano sul cortile.

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  11. QUESTA è LA MORALE20 giugno, 2012

    DARGLI UNA MANATA DI BOTTE, MI FAREBBE STARE MEGLIO

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